Gazzetta di Reggio

Reggio

Abusi su un minore, condannato il coach

di Leonardo Grilli
Abusi su un minore, condannato il coach

Quattro anni e otto mesi inflitti all’allenatore di basket giovanile che si approfittò per diverse volte di un quindicenne

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REGGIO EMILIA. Dopo oltre un anno e mezzo è arrivato a sentenza il processo di primo grado nei confronti del coach 45enne di basket giovanile, finito alla sbarra con l’accusa di atti sessuali su minore. E la condanna espressa dal collegio giudicante è stata di quattro anni e otto mesi, decisione arrivata ieri dopo tre ore di camera di consiglio.

La delicata vicenda, emersa nell’aprile dello scorso anno, era partita dall’intuito della madre che, accortasi del disagio del figlio che all’improvviso rifiutava gli allenamenti di basket, aveva ricevuto le confidenze del 15enne, che aveva raccontato di tre episodi di atti sessuali avvenuti in quattro mesi (tra novembre 2014 e febbraio 2015) nel solaio-ufficio della casa del coach, dove il ragazzo si recava a fare i compiti.

Nel frattempo era emerso un altro episodio: nel luglio scorso, la madre aveva dichiarato di essere stata avvicinata dall’allenatore davanti al luogo di lavoro e in seguito a quell’incontro, evidentemente sgradito, la donna ha sporto denuncia per minaccia, seguita dall’immediata querela per calunnia da parte dell’allenatore. Ma intanto il 45enne, che si trovava agli arresti domiciliari, aveva subìto un inasprimento della misura, ricevendo il divieto di avvicinarsi all’abitazione e al luogo di lavoro della madre.

Decisive nel computo della sentenza sono state le attenuanti generiche, concesse dal collegio giudicante. Il pm Maria Rita Pantani infatti aveva chiesto la condanna a 5 anni e sei mesi, che sarebbero diventati sei anni per la continuazione del reato, puntando sull’esclusione del fatto lieve e delle attenuanti generiche.

La concessione o meno del fatto lieve e delle attenuanti costituiva un perno fondamentale della tesi accusatoria perché, calcoli alla mano, il reato di atti sessuali su minore con meno di 16 anni prevede una pena da 5 a 10 anni, diminuita di due terzi nei casi di minore gravità.

Se la pena detentiva è stata sospesa in attesa dell’appello, già annunciato dalla difesa, immediatamente eseguibili sono invece le due provvisionali da 18mila per il minore e 8mila per la madre richieste dalla parte civile, rappresentata dall’avvocato Helmut Bartolini. «È stato un lungo processo – ha poi dichiarato l’avvocato – che ci ha impegnato molto. Contro questo ragazzo e la madre l’imputato si è difeso a 360 gradi, mettendo in discussione l’attendibilità di queste persone, che invece dal primo momento sono state credute da tutti e adesso anche dal tribunale. Siamo soddisfatti della condanna ma non contenti. Quando si è parte offesa, soprattutto in vicende come questa, non si può mai essere del tutto felici».

Di grosso errore ha parlato invece l’allenatore, di cui non forniamo le generalità per tutelare il minore coinvolto in questo processo: «Ritengo che la sentenza non sia giusta e che i giudici abbiano preso un “granchio” enorme. Attendiamo le motivazioni, e andrò avanti finché la giustizia me lo permetterà, arrivando alla verità».

L’innocenza del coach è poi stata ribadita anche dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Erica Romani: «Il mio assistito era e continua a essere innocente. Appelleremo la sentenza dei giudici di primo grado nella convinzione che giustizia sarà fatta ed emergerà definitivamente la verità».

Ora, in attesa del processo di appello, entro 60 giorni saranno pubbliche le motivazioni di questa condanna.

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