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Arrestato un pusher "a contratto" che operava tra Napoli e Reggio Emilia

Arrestato un pusher "a contratto" che operava tra Napoli e Reggio Emilia

Il 20enne partenopeo era finito ai domiciliari nell’indagine che portò a 9 arresti e rivelò un giro di spacciatori "a tempo determinato". Evaso lo scorso cinque novembre, è stato arrestato dai carabinieri

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REGGIO EMILIA. Utilizzavano pusher a "contratto", che venivano sostituiti in caso finissero nella rete dei controlli delle forze dell'ordine o per il calo di produttività degli affari. Una modalità di azione che non è sfuggita ai carabinieri della compagnia di Torre Annunziata (Napoli) e Reggio Emilia che il 6 giugno dello scorso anno diedero esecuzione a un'ordinanza applicativa di misura cautelare.

Dodici le persone indagate, cinque delle quali finite in carcere, e altrettante ai domiciliari mentre due vennero raggiunte da obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tra i coinvolti anche un 20enne partenopeo abitante a Reggio Emilia che finì ai domiciliari.

Il 5 novembre scorso però i carabinieri del nucleo radiomobile della compagnai di Reggio Emilia durante un controllo ne hanno verificato l’assenza in casa, accertando in conseguenza il reato di evasione. Alla luce della comunicazione giunta dai carabinieri reggiani alla II sezione della Corte di appello di Napoli è stato emesse un provvedimento di aggravamento della misura cautelare che ha ha disposto per il 20enne il carcere.

I carabinieri reggiani ricevuto il provvedimento hanno quindi condotto il pusher in carcere. Le indagini che portarono agli arresti, si ricorda, permisero di monitorare oltre 400 episodi di spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana) avvenuti attraverso un modus operandi particolarmente articolato, rilevato anche dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali.

Nel corso delle indagini, infatti, emerse che il gruppo criminale, oltre a utilizzare un linguaggio convenzionale già in uso tra spacciatori e clienti per identificare lo stupefacente, aveva escogitato altre strategie per eludere le indagini, individuando dei veri e propri pusher "a contratto" cui venivano forniti appositi kit di servizio che comprendevano anche telefono cellulare di scarso valore e utenza telefonica dedicata con un intestatario fittizio.

In tal modo i pusher, sostituiti in caso di controlli o di calo del volume di affari, operavano in maniera sistematica limitando i contatti diretti con i fornitori all'approvvigionamento degli stupefacenti e alla consegna degli incassi, comunicando sempre con utenze fittiziamente intestate.

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