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Cento ragazzi a lezione di legalità

Cento ragazzi a lezione di legalità

Processo Aemilia: nell’aula-bunker cinque classi assistono, attentissime, alla deposizione del pentito

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REGGIO EMILIA. Cinque classi di quinta superiore – tre del “Cattaneo” di Castelnovo Monti (liceo delle scienze umane e istituto tecnico amministrazione-finaza-marketing) e del “Cattaneo-Deledda” (istituto professionale socio-assistenziale) – per un centinaio di studenti che, attentissimi, non si perdono per tutta la mattina nemmeno una parola della testimonianza del pentito Giuseppe Giglio: ragazzi preparati che sanno quello che li aspetta, perchè la parola “mafia” non è più da tempo per loro nè sconosciuta nè sottovalutata.

Merito del “progetto legalità” intrapreso guardando film sul tema, incontrando giornalisti, magistrati ed anche sacerdoti che vivono la lotta alla criminalità organizzata come una vera e propria missione.

All’istituto “Cattaneo” – come spiegano le professoresse Patrizia Malagoli, Maria Rosaria Iacomino, Claudia Liverato, Erminia Onofrio e Teresa Muratore – questa consapevolezza è maturata in un territorio montano in cui il problema-ndrangheta sembrava essere lontanissimo, invece...

Infiltrazioni, affari sporchi, atti violenti discussi in classe, confrontandosi anche con i ragazzi calabresi che frequentano l’istituto superiore. Legalità e lotta alla mafia che per questi ragazzi di quinta sarà oggetto di domande all’esame di maturità e qualcuno metterà questo delicato argomento al centro della propria tesina. Ma c’è anche chi, fra questi studenti, stupisce il cronista mentre sta parlando con le insegnanti. E’ la 18enne Chiara Pellegrini che, senza tanti giri di parole, va al dunque davanti al taccuino: «Mi piacerebbe diventare un magistrato – spiega disinvolta – e ho maturato questo progetto facendo uno stage nello studio dell’avvocato Sabrina Tagliati, per poi assistere ad un’udienza penale». E il suo sogno è anche molto preciso, unicamente la figura del giudice l’attrae: «Sono rimasta colpita dalla diligenza dei giudici e mi piacerebbe, un giorno, dare il mio contributo alla giustizia italiana che non va, ha tempi troppo lunghi, bisognerebbe ispirarsi ad altri Paesi in cui si arriva a sentenza in tempi più accettabili». Il processo riprende, i tre giudici sono là in fondo e Chiara può sognare. (t.s.)

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