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La Brevini ceduta agli americani, la Fiom preoccupata: «Subito un incontro»

La Brevini ceduta agli americani, la Fiom preoccupata: «Subito un incontro»

Il segretario provinciale Guaitolini: «Dobbiamo capire cosa comporta per il futuro dei lavoratori»

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REGGIO EMILIA. «Abbiamo chiesto un incontro lunedì mattina alle 9 nella sede Brevini. Vogliamo capire cosa significa questa acquisizione, sotto l’aspetto del progetto industriale. E quindi capire che ruolo avranno i due stabilimenti e cosa significa l’acquisizione in termini di occupazione». Così Sergio Guaitolini, segretario provinciale Fiom-Cgil commenta l’annuncio di accordo della Brevini Group per la vendita dell’80% dei suoi business Power Transmission e Fluid Power a Dana Incorporated. Una notizia che, secondo quanto riferisce il segretario Fiom, sarebbe stata ufficializzata alle rsu ieri alle 14.30. Di qui la pronta richiesta da parte del sindacato di un incontro con l’azienda per capire il futuro degli stabilimenti.

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«Di fatto la Brevini diventa americana – commenta Guaitolini – ora abbiamo necessità di comprendere bene il futuro, anche perché abbiamo informazioni sommarie sul gruppo Dana: sappiamo che è leader mondiale, ma vogliamo capire la loro distribuzione di stabilimenti in Italia e in Europa, la tipologia della produzione e soprattutto se ci sono elementi di sovrapposizione con altri stabilimenti». L’accordo prevede che Dana acquisti inizialmente l’80% delle quote di Brevini Power Transmission e di Brevini Fluid Power, con l’opzione di acquisto per il rimanente 20% delle quote entro il 2020. L’acquisizione dell’80% è prevista entro il primo trimestre 2017. «Avevamo un confronto aperto con l’azienda per il superamento delle due aziende attraverso il progetto One Brevini, che doveva concretizzarsi nella fusione delle due aziende in un’unica new company il primo aprile 2017, praticamente il primo trimestre 2017 previsto anche per l’acquisizione. Adesso bisogna capire come continuerà questo percorso. Di certo una storica azienda reggiana ceduta a una multinazionale lascerebbe attimi di incertezza: le multinazionali più che la territorialità pongono al primo posto la competitività».

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