Bonisoli indagato «Sul caso Moro ho già detto tutto»
L'ex brigatista, a Reggio Emilia per un convegno, glissa le domande sulla vicenda della nuova inchiesta della procura di Roma
REGGIO EMILIA. «È una vicenda che si presenta da sola. Sono quarant’anni che parlano di quelle cose lì. Ho già detto tutto. Ho già detto tutto ai giudici. Non rilascio dichiarazioni». Lo afferma l’ex brigatista, Franco Bonisoli, a margine del dibattito in cui è stato protagonista ieri al Valli nella “maratona” per omaggiare Shakespeare a 400 anni dalla sua nascita. Un incontro nel quale – insieme a Giorgio Bazzega, figlio del poliziotto Sergio Bazzega ammazzato nel 1976, accompagnati da padre Guido Bertagna (che a San Vittore ha incontrato ex della lotta armata e familiari delle vittime) e Manlio Milani (presidente delle vittime della strage di Brescia) – Bonisoli ha parlato di giustizia e vendetta, partendo da una lettura del Giulio Cesare.
Bonisoli, condannato all’ergastolo nel 1983 – e ora fuori dal carcere – era uno dei membri del commando macchiatosi della strage di via Fani. Ed è fra i sette ex brigatisti indagati dalla procura generale della Corte d’appello di Roma, che ad agosto ha avviato una nuova inchiesta su alcuni misteri irrisolti della strage di via Fani, del rapimento e del successivo omicidio di Aldo Moro. Gialli come l’ipotesi di un passaggio di un’auto misteriosa piombata in via Fani quel tragico16 marzo 1978, contro cui sarebbero stati esplosi dei colpi. E come una moto. Argomenti che ieri Bonisoli, che in via Fani era travestito da aviere e armato di un mitra con cui sparò sull’Alfetta di scorta a Moro, non ha voluto parlare, incontrando prima del dibattito l’altro ex brigatista Loris Tonino Paroli.
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