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Coach, in arrivo altri guai Nel pc 80 foto pedoporno

di Tiziano Soresina
Coach, in arrivo altri guai Nel pc 80 foto pedoporno

Chiusa l’inchiesta sulle immagini hard di adolescenti, visibili solo con un software Il 45enne si difende: «Ho comprato quel computer usato, non ne sapevo nulla»

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REGGIO EMILIA. Si sta profilando una lunga battaglia legale per il coach 45enne di basket giovanile che venerdì è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per atti sessuali su minore (cioè nei confronti di un suo ex allievo allora 15enne).

Come annunciato a caldo dall’avvocato difensore Erica Romani questa sentenza di primo grado (emessa dal collegio giudicante formato dal presidente Alessandra Cardarelli, giudici a latere Luca Ramponi e Silvia Semprini) sarà impugnata dal suo assistito – di cui non forniamo le generalità per tutelare il minore coinvolto in questa delicata vicenda – ma parallelamente in procura a Bologna è stata chiusa l’inchiesta nei riguardi sempre del coach per detenzione di materiale pedopornografico.

Un’indagine che per competenza è finita sul tavolo del pm bolognese Roberto Ceroni sulla scia della perquisizione fatta a Reggio nell’abitazione del tecnico da parte della squadra mobile quando – nella primavera 2015 – si era nel culmine dell’inchiesta del pm Maria Rita Pantani per atti sessuali su minore.

Erano stati sequestrati dai poliziotti due computer dell’allenatore e in uno erano state poi individuate un’ottantina di immagini pedopornografiche ritraevano per lo più adolescenti maschi. Dalla perizia informatica effettuata sul computer è emerso che i files contenenti quelle immagini pedoporno non erano immediatamente visibili nel pc, ma non è stato chiarito dal perito se fossero state cancellate (comunque ne rimane traccia nel computer) o fossero state posizionate in una zona del computer stesso che richiede un software specifico per poterle vedere. Durante l’indagine il 45enne, a Bologna, non ha voluto rispondere alle domande del pm Ceroni, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Ma sul punto il coach – nel processo tenutosi a Reggio e precisamente durante la deposizione come imputato – ha dato una sua spiegazione, rimarcando che il computer in questione l’aveva comprato usato, per poi specificare che di quelle immagini orrende non ne sapeva nulla e men che meno le ha mai scaricate o ne ha fruito.

Se arriverà dal pm Ceroni – come probabile – la richiesta di rinvio a giudizio davanti a un gup di Bologna, il 45enne potrà difendersi nell’udienza preliminare. Al momento, dopo aver scontato 22 giorni in carcere e un ben più lungo periodo agli arresti domiciliari, il tecnico di basket ha l’obbligo di dimora a Reggio e non può uscire di casa nelle ore serali e notturne. Non è escluso che la difesa chieda nei prossimi giorni la revoca della misura restrittiva. Le motivazioni della sentenza relativa all’accusa di atti sessuali su minore verrà depositata fra due mesi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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