Gazzetta di Reggio

Reggio

Infortuni gravi, assolti due imprenditori

di Tiziano Soresina
Infortuni gravi, assolti due imprenditori

Scagionati i titolari delle ditte “Montanari” e “Pioli”, accolta la stessa tesi della difesa: «Violate le procedure dai dipendenti»

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REGGIO EMILIA. Due processi per infortuni sul lavoro si sono – di recente – conclusi con l’assoluzione del legale rappresentante delle due ditte coinvolte e non sono certo casi isolati in tribunale.

La spiegazione – norme di riferimento alla mano e prove concretizzatesi in aula – è sempre più spesso la medesima: palese violazione da parte del dipendente delle prescrizioni impartitegli sulle modalità di lavoro.

LA TRAVE. La prima vicenda risale a sei anni fa: un operaio della ditta “Montanari Luigi srl” era sul tetto di una chiesa a Quattro Castella quando, perdendo l’equilibrio, urtava con la spalla destra una trave, procurandosi la frattura di una costola e della clavicola (di oltre quaranta giorni la prognosi). Lesioni colpose gravi l’accusa al datore di lavoro 55enne Enrico Montanari. Secondo la procura – che ha chiesto la condanna dell’imprenditore – per quell’operazione non erano sufficienti due persone (l’operaio poi infortunatosi e il collega che manovrava la gru), inoltre il fissaggio della trave al gancio era stato effettuato con una sola fascia anziché con due al fine di evitare oscillazioni. Ma come ha dimostrato in aula l’avvocato difensore Roberto Sutich (dello studio legale Sutich-Barbieri-Sutich) il lavoratore feritosi era stato formato in ben altro modo dall’azienda per quel tipo di operazione e se avesse seguito le direttive ricevute sarebbe stata sufficiente quella squadra di due dipendenti. Ricostruzione difensiva accolta dal giudice Dario De Luca che ha assolto Montanari.

LA LUCIDATRICE. L’altro infortunio sul lavoro affrontato in udienza riguarda quanto accaduto il 17 giugno 2011 nella ditta “Pioli srl” di via Carrà, a Corte Tegge. Il dipendente aveva “utilizzato una pulitrice a disco munita di apposita spazzola lucidatrice – si legge nel capo d’imputazione – avente un’asola di dimensioni tali da catturare la lamiera e così favorendo la perdita del pezzo metallico che, accartocciandosi ed incastrandosi tra il disco in movimento e la cappa di aspirazione, provocava lo scaglio di schegge incandescenti e la proiezione della lamiera verso il lavoratore che nello specifico stava utilizzando il macchinario”. Un incidente costato al dipendente ferite in più punti del corpo (fra cui il volto) e giudicate guaribili inzialmente in 30 giorni. Anche in questo caso a processo per lesioni colpose gravi il legale rappresentante della ditta (cioè il 68enne Erio Pioli). «Il dipendente non aveva seguito la procedura, facendo una scelta sbagliata – ribatte l’avvocato difensore Roberto Sutich – usando un disco non idoneo per quel macchinario. Inoltre il tipo di prescrizione fatta dall’Ausl non avrebbe modificato il rischio di farsi male». Il pm ha chiesto la condanna, ma il giudice De Luca ha chiuso con l’assoluzione dell’imprenditore pure questa vicenda .

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