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Unieco, nuova era: pronti a cambiare nome

di Enrico Lorenzo Tidona
Unieco, nuova era: pronti a cambiare nome

L’ipotesi da tempo sul tavolo del nuovo cda: l’inchiesta sulle false fatturazioni potrebbe accelerarne l’iter verso la discontinuità

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REGGIO EMILIA. Prima lo storico “golpe”, poi un governo tecnico e infine il cambio del nome. Dopo l’era segnata dal presidente Mauro Casoli, Unieco è a una svolta. La notizia pubblicata venerdì dal nostro giornale sull’indagine sulle presunte fatture false emesse tra il 2007 e il 2010 che vede indagati 43 artigiani calabresi e Casoli, accelera un processo di riforma profonda a livello industriale messo in atto dalla cooperativa di costruzioni nata nel 1904.

Ben 112 anni di vita che rimarranno patrimonio storico della cooperazione reggiana ma le cui zavorre – debiti e riferimenti giudiziari – saranno presto sganciate. La manovra di alleggerimento è in mano al nuovo cda di Unieco: un “governo tecnico” nato da un golpe, vista la portata del cambiamento messo in atto dai dirigenti che hanno guidato il ribaltamento voluto dai soci. Nell’ottobre del 2015, per appena sette voti, è caduto il regno durato vent’anni del potente presidente Casoli, manager correggese con forti agganci con la politica, ora in pensione e che mantiene solo la presidenza del Ccpl sc.

Il “governo tecnico” è in mano a una donna, la presidente Cinzia Viani, a capo di un cda che ha il pieno mandato dei soci per rilanciare la cooperativa, segnando però una netta discontinuità con il passato. Ecco perché, da tempo, i manager stanno valutando anche il cambio del nome della cooperativa. Un’ipotesi al vaglio e che dovrà passare con il voto dei soci. Comunque andrà, la questione è di rilevanza storica che rivela la forte volontà di ripartire con le proprie forze.

Non si sa ancora quali sono i nomi in rosa per riscrivere l’insegna Unieco. La crisi esplosa nel 2013 e culminata con un concordato tramutato poi in un più autonomo accordo ristrutturazione dei debiti, non è ancora terminata. La coop ha 360 milioni di euro di debiti con le banche. Il piano di ristrutturazione del 2013 con scadenza 2017 è stato ripreso in mano ora dal nuovo cda. Era stato finalizzato quando le banche avevano il coltello dalla parte del manico. Le 13 banche creditrici – tra le quali spicca Monte Paschi di Siena, a sua volta travolta dalla crisi di settore e socia di Unieco in affari immobiliari come Sansedoni – dovrebbero concedere un anno in più per concludere i rientri, tutti rispettati fin dal 2015. «Vogliamo uscire dalla manovra avendo un indebitamento sostenibile – ha detto Viani alla Gazzetta durante un recente incontro –. Diamo in pagamento il patrimonio immobiliare di Unieco e altri investimenti per un pari valore di 360 milioni di euro». Una strada impervia ma presa con decisione. «Se i debiti vengono tenuti tutti sulla cooperativa non si va avanti» ci ha detto la presidente. «Siamo ripartiti da crisi come Area Lamaro a Milano, dove abbiamo costruito centinaia di appartamenti: poi ci hanno interrotto i finanziamenti e abbiamo perso i 67 preliminari di vendita già conclusi. Era il 35%, un buon risultato. Oggi siamo ripartiti anche lì e abbiamo buone prospettive». Area Lamaro è un esempio del cambio del nome: il mega cantiere era rimasto fermo con il grande cartello con scritto “Unieco” e diverse polemiche.

Ora è giunta la classica luce in fondo al tunnel, indicata anche dal deciso cambio di gestione. Il nuovo cda punta sull’autonomia, debiti ridotti, vendite di rami (come Unieco Ambiente a Iren e Coopservice), e la focalizzazione su un principio: «Il nostro obiettivo è assicurare lavoro e far lavorare le persone, i nostri soci. Quello era e resta il nostro vero core business».

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