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La Fiom incontra i vertici della Brevini «Servono garanzie»

di Luciano Salsi
La Fiom incontra i vertici della Brevini «Servono garanzie»

Ieri mattina il faccia a faccia chiesto dai sindacalisti della Cgil «Sono state date rassicurazioni sulla tenuta occupazionale»

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REGGIO EMILIA. La preoccupazione dei rappresentanti sindacali si è un po’ smorzata, dopo l’incontro di ieri mattina con i vertici del gruppo Brevini. L’acquisto di un’azienda italiana da parte di una multinazionale fa sempre temere processi di razionalizzazione che sacrificano i livelli occupazionali e la qualità dei rapporti di lavoro.

Tuttavia, la complementarità fra le produzioni del colosso Dana Incorporated e dell’azienda reggiana lascia sperare che, almeno nel breve periodo, le brutte sorprese siano evitate. Si prospetta una riduzione del personale soltanto fra i lavoratori dell’amministrativo, ma per una dinamica indipendente dall’imminente acquisizione.

All’incontro hanno partecipato i responsabili delle risorse umane del gruppo Brevini, Andrea Borgatti, del ramo Fluid Power, Emilio Acerbi, di Power Transmission, e Paolo Conti, di fronte a dieci membri della Rappresentanza sindacale unitaria e a Sergio Guaitolini, segretario provinciale della Fiom-Cgil.

«Abbiamo chiesto garanzie – riferisce Guaitolini – sul mantenimento dei posti di lavoro. Ci sono state date rassicurazioni. Tuttavia Dana ha più di cento stabilimenti in ventitrè Paesi. Potrebbe essercene qualcuno che ha una produzione identica o simile a quella di Brevini. Ci è stato risposto che la produzione di Brevini completa la gamma dei loro prodotti nel settore dell’automotive e che Dana ha intenzione di potenziare la fabbricazione destinata all’agricoltura, all’industria e alle miniere, in cui Brevini è molto specializzato. Ne ricaviamo un moderato ottimismo».

Ciononostante, l’orizzonte è tutt’altro che sereno. Quand’anche l'azienda reggiana rimanesse nelle mani del suo fondatore, la congiuntura economica continuerebbe a risentire della crisi internazionale. Il mercato delle macchine agricole è in calo, quello delle macchine industriali è fermo e quello minerario risente negativamente del basso prezzo del petrolio: «Si prevede – spiega ancora Guaitolini – che nel primo semestre del 2017 si farà ancora sentire una pesante stagnazione e non si esclude di nuovo il ricorso agli ammortizzatori sociali. Si auspica una successiva ripresa, ma avremo a che fare con una grande multinazionale che ha subìto anch’essa una riduzione del fatturato e dei livelli occupazionali».

Intanto il sindacato si concentra su una duplice partita: la prosecuzione del progetto One Brevini, che unificherà i due rami in una sola azienda, e, di conseguenza, l’armonizzazione dei trattamenti, ora leggermente differenziati, e delle scadenze contrattuali.

«Il nostro rammarico – commenta Guaitolini – è che l’impresa reggiana non supera la fase del passaggio generazionale. La famiglia Brevini aveva dimostrato sensibilità per i lavoratori, stipulando contratti di solidarietà. Una multinazionale si muove con logiche diverse, senza rispettare vincoli territoriali e sociali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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