Ladri in fuga speronati dai carabinieri
Nella notte derubate le aziende di via Partigiani d’Italia e di via Melloni. La banda costretta ad abbandonare un camion
CAVRIAGO. Un’unica banda che si sarebbe divisa in due oppure due squadre di malviventi in azione in contemporanea. È questa l’ipotesi dei carabinieri sul raid ladresco in aziende cavriaghesi (ben cinque) nella notte tra domenica e lunedì, con le ditte di un’intera strada battute a tappeto – il bottino, comprendente anche un furgone, si aggira sui 70mila euro – e due criminali intercettati, speronati e scappati a piedi.
RAID IN VIA PARTIGIANI. In via Partigiani d’Italia, nella zona industriale, diversi complici hanno agito indisturbati, visitando quasi tutte le aziende: quattro quelle derubate, sulle cinque presenti.
La banda prima si è recata alla LM al civico 13, dove però, non trovando nulla, si è limitata ad arraffare un paio di pantaloni da lavoro.
E’ quindi passata al civico 15, presso la CMC Srl, una carpenteria metallica dove hanno spaccato la serratura del capannone, caricando il bottino su un furgone Opel Combo sul quale poi si sono involati. «Sono andati dappertutto: nell’officina hanno asportato ben 5 saldatrici, trapani, flessibili, tutti gli elettro utensili portatili che avevamo – spiega il titolare Mauro Tamelli, 53 anni – poi sono passati in due stanzette usate come ufficio, prelevando chiavette Usb, aprendo il frigorifero, bevendo caffè e bibite e mangiando merendine e mandarini: abbiamo trovato le bucce dei mandarini sparse per il pavimento. Infine negli spogliatoi degli operai: lì hanno perfino svuotato lo sgabuzzino di scottex, carta igienica e pasta lavamani. Ci hanno lasciato due rotoli». Si è trattato del primo furto, per la CMC. «Il danno ammonta ad almeno 15mila euro solo per l’attrezzatura, più l’Opel Combo».
Di fronte, alla Tecnoplastica Srl al civico 14, i malviventi hanno forzato la porta del capannone, prelevando tre trapani e altri attrezzi, e passando poi negli uffici, talmente rovistati che ieri mattina le impiegate stavano ancora rimettendo in ordine. Il figlio del titolare, che abita dentro al cortile aziendale, non si è accorto di nulla.
Visita accurata anche al civico 16, la MBF Srl, azienda che produce ruote per semimotrici, di proprietà di Annalisa Magnani. Come spiega il responsabile di produzione, il primo ad arrivare ieri alle 7, la banda prima ha tentato di forzare una porta laterale, poi, non riuscendovi, ha spaccato la porta sul davanti, passando in rassegna i tre piani dell’edificio. Al pianterreno hanno forzato tre porte, mettendo a soqquadro l’ufficio (cassetti e armadietti erano divelti) e asportando dall’officina tutti i macchinari: tre casse di attrezzature per un valore di almeno 30mila euro. «Hanno portato via cuscinetti, avvitatori, frese, chiavi dinamometriche, il Cad per fare i disegni, che da solo nuovo costa 10mila euro – spiega il responsabile – hanno anche gettato a terra i quadri appesi alle pareti, alla ricerca di una cassaforte. Non ce l’abbiamo più, perché questa è la terza volta in tre anni che subìamo un furto; nove mesi fa avevano trasportato di peso un forziere da 360 kg, perciò lo abbiamo eliminato». Tracce del passaggio di sconosciuti anche al primo piano, dove si trovano altri uffici, e al secondo, usato come deposito progetti e documenti. «Quando sono entrato mi sono spaventato, era tutto all’aria – conclude il responsabile – sono usciti dal cancello dopo aver caricato un mezzo, perché ho trovato una giacca che copriva la fotocellula».
“Graziata” la PA.CA., che produce stucchi decorativi in gesso, al numero 12. «Siamo gli unici salvi, tra l’altro avevamo il cancello aperto; forse non hanno avuto il tempo», commenta sollevata la titolare Elisabetta Porcaro.
SORPRESI E INSEGUITI. Il quinto colpo è stato sventato. Erano circa le 3 quando i carabinieri di Cavriago e del Nucleo Radiomobile hanno intercettato due ladri. Pochi minuti prima, i due – giunti sul posto su uno scooter Yamaha Majestic poi risultato rubato a Monticelli il 29 settembre scorso – forzavano la serranda dell’officina di serramenti di via Melloni 1, si impadronivano dell’autocarro Renault Master custodito all’interno e si mettevano al volante con l’intenzione di mettere a segno altri colpi. Ma hanno potuto compiere pochi metri; svoltato in via della Repubblica e arrivati alla rotonda, sono stati intercettati dai militari, che hanno dato vita a un concitato inseguimento, finché i malintenzionati, speronati, sono scesi con il casco in testa e sono fuggiti per i campi, abbandonando l’autocarro, recuperato con a bordo piede di porco e tronchesi. «Ho rischiato di rimanere senza il mezzo, che mi serve per lavoro: ringrazio i carabinieri – afferma il titolare Giuseppe Marino, 55 anni – E’ la terza volta in due mesi che entrano in ditta, dove non c’è nulla di valore».
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