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Un sito ora dà la caccia alle “mafie sotto casa”

Un sito ora dà la caccia alle “mafie sotto casa”

Un nuovo strumento sul web per censire infiltrazioni, atti violenti e inchieste Reggio “spicca” nel panorama regionale: «Dal territorio segnali che vanno letti»

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REGGIO EMILIA. Una mappa in progress delle infiltrazioni mafiose, con Reggio che – purtroppo – recita un ruolo di primo piano nel nuovo sito (www.mafiesottocasa.com) che abbraccia tutta la nostra regione relativamente al radicamento della criminalità organizzata.

Facile l’accesso a queste informazioni tramite specifici segnalatori: macchie osservate alla lente d’ingrandimento (indicano le inchieste in corso), macchie con le manette (da leggersi come operazioni della Dda), macchie con un elmetto (riguarda aziende invischiate in fatti di mafia), macchie con un chiodo (soggiorni obbligati). Il sito è il frutto della collaborazione di una decina di associazioni emiliano-romagnole e, al momento, sono oltre 240 le “voci” già consultabili, però siamo solo all’inizio perché questo strumento divulgativo e di studio verrà di giorno in giorno arricchito dal lavoro di volontari. «Nella pagina web vengono indicati: omicidi, estorsioni, roghi dolosi, Comuni sciolti per mafia, sorvegliati speciali, obblighi di dimora, operazioni delle forze dell’ordine, processi in corso come Aemilia, aziende escluse dalla white list per i lavori pubblici, beni confiscati alle mafie. Il portale – spiegano gli organizzatori – inoltre raccoglie quasi vent’anni di rassegna stampa sul tema ed in apposite sezioni mette a disposizione i dossier e gli approfondimenti elaborati nel corso degli ultimi anni ed utili alla comprensione del fenomeno mafioso in Emilia Romagna. Tutto il lavoro è stato realizzato in forma volontaria con lo scopo di fornire una cassetta degli attrezzi a chiunque vorrà, nel territorio, informarsi sulla presenza e sulle modalità di azione della criminalità organizzata.

Sempre dagli organizzatori giunge una riflessione a dir poco condivisibile e che deve fare pensare soprattutto nel Reggiano, dove a lungo vi è stata un’evidente sottovalutazione del radicamento della ’ndrangheta: «Le mafie non sono invisibili – dicono gli autori – e si fanno sentire. Basta solo saper leggere i segnali che il territorio manda».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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