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Dimissioni di Stefania Salsi “congelate” fino alle urne

di Ambra Prati
Dimissioni di Stefania Salsi “congelate” fino alle urne

Cavriago, il direttivo Pd fa quadrato e non si esprime sulla segretaria uscente Leoni: «La priorità è il referendum». Lei ribadisce: «Per me il ritiro è irrevocabile»

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CAVRIAGO. Una seduta fiume, definita come “tecnica”, durante la quale il circolo Pd di Cavriago ha concordato di rimandare la questione delle dimissioni della segretaria Stefania Salsi a dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre e di serrare le file sulle divisioni interne, aggiornandosi al direttivo del 12 dicembre.

Il partito locale si è riunito mercoledì sera. L’incontro si è protratto fino a mezzanotte e mezza. Presente una ventina di componenti, su un totale di 23. Per conto del Pd provinciale, c’era il presidente provinciale della Commissione di garanzia Pd, Raffaele Leoni.

Fumata nera, però, sul nodo della segretaria dimissionaria Stefania Salsi, che aveva comunicato il suo ritiro dopo quelli di Andrea Bonacini e Fabrizio Benati (anche loro presenti) per il caso voucher, vale a dire i due dipendenti dell’Ufficio tributi assunti per pochi mesi dal Comune di Cavriago con questo contestato strumento di pagamento.

«Io ho illustrato i motivi per i quali ho presentato le dimissioni – spiega Stefania Salsi –. Dopo il mio intervento, si è aperto un confronto che non si è ancora concluso e che abbiamo rinviato a dopo il referendum, perché si è sottolineata la necessità di portare a termine gli impegni politici referendari».

Nessun pronunciamento, quindi, sulle dimissioni della Salsi, che non sono state né accettate né respinte, ma solo congelate. Stefania Salsi reputa le sue dimissioni irrevocabili? Qualcuno le ha chiesto di ripensarci? «Le mie dimissioni sono irrevocabili – risponde – anche se per ora sono ferme. So che le persone del direttivo sono responsabili e non metterebbero mai a rischio il referendum, che al momento è la priorità. Non voglio aggiungere altro».

«Ho risposto a diverse domande sulle regole dello statuto in caso di dimissioni del segretario, i passaggi obbligati, le eventuali strade come il congresso anticipato o un reggente – afferma Leoni –. In questo momento tutte le ipotesi restano aperte. Il dato saliente è che tutti i presenti hanno concordato sull’importanza di garantire la compattezza del partito in vista delle scadenze politiche. Il Partito democratico di Cavriago è pienamente legittimato a operare, e l’altra sera ho trovato un bel clima di collaborazione».

Un clima talmente coinvolgente che Andrea Bonacini, che ha sbattuto la porta dalla segreteria ma è rimasto nel direttivo in quanto membro della segreteria provinciale Pd, se n’è andato prima della conclusione. «Sono uscito alle 23.30 e non sono intervenuto perché la serata è stata molto formale, occupata in gran parte dall’illustrazione degli aspetti pratici dello statuto – spiega Bonacini –. Il sottinteso delle dimissioni avrebbe dovuto prevedere un attestato di stima nei confronti di Salsi: ci sono stati uno o due intervenuti in questo senso, ma nessuno ha detto “Stefania ripensaci”. Del resto lei è determinata e forse non era nemmeno la sede. Pare che l’orientamento sia di andare a congresso anticipato, ma occorrerà valutare cosa succede a livello nazionale, se verranno confermati i congressi nell’autunno 2017 o se si svolgeranno in primavera. A me sembra che la volontà di tutti sia quella di accelerare i tempi con buonsenso. Ora la partita più importante dev’essere il referendum».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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