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Editoria, indagati Spallanzani e Mazzoni

Editoria, indagati Spallanzani e Mazzoni

L’industriale e il manager di Rete 7-ÈTv accusati di truffa ai danni dello Stato. La difesa: «Accuse fumose, lo dimostreremo»

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REGGIO EMILIA. Finte fatturazioni contabilizzate per ottenere i contributi pubblici destinati all’editoria e la dichiarazione di una situazione debitoria più pesante di quella reale per poter accedere agli ammortizzatori sociali.

Sono i due filoni dell’inchiesta – aperta un anno fa dal pm bolognese Manuela Cavallo per truffa ai danni dello Stato – che vede coinvolti l’imprenditore reggiano Erminio Spallanzani (capofila del gruppo editoriale al centro delle indagini) e il manager sempre reggiano Giovanni Mazzoni (amministratore delegato della Società Rete 7 e direttore, di recente sfiduciato dalla redazione, della stessa televisione ÈTv-Rete 7). E’ la seconda volta che i due esponenti del mondo dell’informazione finiscono nel mirino di un’inchiesta con la stessa ipotesi di reato.

Quest’ultima indagine è scattata su impulso di un esposto anonimo e da una segnalazione dell’ufficio che gestisce i fondi dell’editoria della Presidenza del Consiglio. Mercoledì sono stati perquisiti gli uffici di Rete 7 a Bologna e a Reggio (sopra nella foto), ma anche l’abitazione di Mazzoni: la Guardia di finanza di Bologna ha finito per sequestrare della documentazione che gli inquirenti ritengono interessante. Secondo l’accusa le fatture per operazioni inesistenti sarebbero “fioccate” fra il 2010 e il 2013, interessando la Società Rete 7 e la Società Editoriale Bologna (pubblicava il quotidiano “Domani”, ma è fallita tre anni fa). Fatturazioni fasulle che avrebbero permesso di ottenere – secondo la procura di Bologna – sui due milioni di euro di finanziamenti. Mentre la grave situazione debitoria ritenuta però sospetta dalla Finanza, si riferisce a quanto venne presentato alla Regione e che permise di approdare alla cassa integrazione straordinaria in deroga e ai contratti di solidarietà.

«L’operato del Gruppo – replica Mazzoni – è in piena trasparenza e siamo pronti a dimostrarlo anche stavolta. Siamo di fronte ad un capo d’imputazione fumoso che s’inserisce in uno stato di crisi, quindi mi preoccupa solo la ricaduta sull’azienda di queste accuse che riteniamo infondate. Per quanto concerne le supposte fatturazioni fasulle si riferiscono ad un periodo in cui la normativa era cambiata. Mentre sull’altro fronte – conclude – era impossibile congegnare ad arte negli anni una situazione debitoria di un certo tipo».

Il manager è difeso dall’avvocato Leonardo Esposito, presente mercoledì quando la Finanza ha sequestrato la documentazione: «Abbiamo in mano il solo decreto di perquisizione – commenta il legale – comunque il capo d’imputazione non appare granché fondato. C’è da capire se chi indaga è a conoscenza perfettamente delle norme che regolano la materia».

L’imprenditore Spallanzani è assistito dall’avvocato Stefano Nardini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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