L’Oréal premia una ricercatrice reggiana
La 31enne Daria Bonazzi selezionata in Francia fra mille candidate per un progetto sul meningococco
REGGIO EMILIA. Scienza e donna: chi l’ha detto che non si può? La Fondazione L’Oréal, insieme alla Commissione nazionale francese Unesco, assegna ogni anno trenta borse di studio a giovani ricercatrici che si sono distinte per progetti scientifici importanti in Francia, con il chiaro intento di finanziare progetti di ricerca al femminile e combattere le discriminazioni di genere in questo settore. Ecco che tra le giovani premiate c’è anche Daria Bonazzi, 31 anni di Reggio, da sei anni in Francia, che attualmente lavora come postdoc all’Istituto Pasteur di Parigi. La selezione è stata effettuata da una commissione diretta del presidente dell’Accademia delle Scienze su più di mille candidature.
Su cosa verte il suo progetto di ricerca?
«È uno studio sul meccanismo di interazione del batterio Neisseria meningitidis, o meningococco, con le cellule che costituiscono le pareti dei vasi sanguigni nell’uomo. Questo microrganismo vive nella gola del 10% della popolazione, e in queste condizioni non è patogeno. Ma in un numero molto più ristretto di casi, il meningococco può attraversare l’epitelio e raggiungere la circolazione sanguigna, dove provoca infiammazioni molto gravi. E può causare la meningite. Nonostante lo sviluppo di vaccini e terapie di antibiotici, questa infezione rimane molto pericolosa, e può portare alla morte o a gravi conseguenze. Il mio progetto ha lo scopo di comprendere come questi batteri sono in grado di aderire sulle cellule dei vasi sanguigni, chiamate cellule endoteliali, una tappa chiave del processo di colonizzazione vascolare dell’infezione».
Quanto è difficile oggi per una donna fare ricerca?
«Sullo studio di materie scientifiche e il mestiere del ricercatore ci sono molti stereotipi difficili da eliminare. Per esempio, si dice che le scienze “sono difficili”, e che i lavori legati a un profilo scientifico “sono noiosi, duri, monotoni, aridi”. Preconcetti falsi e nocivi, che sono la ragione principale dello scarso successo degli studi superiori scientifici e dalla diffusa ignoranza scientifica che ne deriva. I numeri ci mostrano che in giovane età le ragazze più dei ragazzi si convincono di non essere predisposte a questi studi, perché si considerano meno brave e considerano i mestieri scientifici dei mestieri “da uomo”. È dunque necessario combattere questi pregiudizi e mostrare che conoscere le scienze apre le porte per tanti lavori interessanti, e che la ricerca non significa solo lavorare a un bancone di laboratorio, ma anche collaborare con altri ricercatori, imparare cose nuove, viaggiare, ma soprattutto esplorare ciò che ancora non è conosciuto. Per le donne, purtroppo le diseguaglianze diventano più importanti nelle fasi successive della carriera (concorsi per posti a tempo determinato, per non parlare dei premi Nobel). Per questo bisogna impegnarsi attivamente per eliminarle. Ovviamente non sto dicendo che sia facile fare questo mestiere: è richiesto tanto impegno, ma l’importante è capire che se c’è un interesse scientifico non bisogna avere paura, tanto per un uomo quanto per una donna».
Questa borsa ha lo scopo di diffondere l’amore per la scienza nelle scuole e di avvicinare le donne alla scienza. In quali termini?
«Il progetto fa parte del programma della fondation L'Oreal “Pour les filles et la science” e mira a distruggere i preconcetti sui mestieri scientifici e sulle donne nella scienza, e a suscitare delle vocazioni scientifiche nei giovani, in particolare nelle ragazze. La loro idea, in collaborazione con il ministero dell’Educazione francese, è dare a ciascuna di noi borsiste l’opportunità di andare in diverse scuole (soprattutto licei scientifici) a incontrare gruppi misti di studenti per parlare della nostra esperienza, come testimonianza positiva di una carriera in evoluzione, e da lì discutere di scienza, di mestieri scientifici e delle donne che intraprendono questo percorso».
Incontrerà gli studenti di Reggio?
«L’Oréal ovviamente ci ha offerto dei contatti con scuole francesi, ma ho chiesto di fare questo intervento nella mia città, e gli organizzatori mi hanno incoraggiato: così ho contattato un professore del Moro, la scuola dove mi sono diplomata, e mi ha detto che sono interessati. Presto sentirò anche lo Spallanzani».
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