Settis: «La riforma? È antidemocratica»
Il professore ospite del Comitato reggiano per il No «Non abolisce i senatori, cancella invece i cittadini elettori»
REGGIO EMILIA. «Non mi piace questa riforma e ritengo sia fatta con i piedi, è pessima». Non ci va leggero Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, ex direttore della Scuola normale di Pisa e presidente del comitato scientifico del Louvre, a Reggio Emilia per presentare il suo nuovo libro: “Costituzione, perché attuarla è meglio che cambiarla”. Un incontro, quello svolto ieri pomeriggio nell’Ostello della Ghiara e organizzato dal Comitato per il No reggiano, durante il quale il professore ha dialogato con i presenti sul tema più dibattuto del momento: la riforma costituzionale.
Chiaro e netto il parere di Settis, schierato per il no al voto referendario del 4 dicembre, anche se, ha tenuto a precisare, «non sono un politico e non mi interessano le cariche politiche, mi interessa essere cittadino fra cittadini. Non sono nemmeno un intellettuale, troppo spesso questi si genuflettono al potere. Per questo il mio “no” non ha nulla a che vedere con ciò che penso di Matteo Renzi, anche se fosse il miglior presidente del Consiglio della storia umana direi ancora no».
La contrarietà del professore non è verso una modifica della Carta a prescindere. Ma è contro questa specifica riforma: «Non ritengo che la Costituzione non si possa mai cambiare. Tuttavia questo non vuol dire che avendo cambiato 43 articoli in 70 anni di storia della Repubblica ora se ne possono cambiare 47 in cinque minuti. Una riforma così invadente è antidemocratica perché induce a dire un sì o un no non ai singoli punti ma al complesso del testo. L’unico precedente simile fu quello di Berlusconi e Bossi quando provarono a cambiare oltre 50 articoli in una sola volta ma gli dicemmo no. Così come mi auguro accada adesso».
A finire nel mirino di Settis infine i pregi della riforma secondo il Governo. Confutati uno per uno dal docente: «Secondo Renzi la spola continua fra Camera e Senato rallenterebbe la legiferazione. Ma su 391 leggi approvate in cinque anni solo 15 hanno avuto più di un passaggio. Il nuovo Senato inoltre non abolisce i senatori ma abolisce i cittadini che eleggono i senatori mentre, per quanto riguarda i risparmi, si tratta di 49milioni di euro complessivi e non di mezzo miliardo come annunciato dalla Boschi. Infine il Titolo V: nel 2001 ci fu una riforma sbagliata e io speravo in una svolta positiva. Ma anche questa volta è stato riscritto malissimo».
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