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Addio al Lìder Màximo, Beppe Carletti: «Quella volta che strinsi la mano a Fidel»

di Evaristo Sparvieri
Addio al Lìder Màximo, Beppe Carletti: «Quella volta che strinsi la mano a Fidel»

Nel 1994 I Nomadi sono stati la prima band occidentale della storia a suonare nell’isola sotto embargo

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REGGIO EMILIA. «Quando intervistarono Fidel gli chiesero: “Chi ha conosciuto in Italia?”. E lui: “Agnelli, Dini e I Nomadi”. Sembra una barzelletta, ma andò proprio così». A ripensarci adesso, Beppe Carletti si lascia scappare un sorriso, lo stesso sorriso che I Nomadi nel 1994 hanno regalato a migliaia di bambini cubani, ai quali in pieno embargo donarono oltre 500mila quaderni, penne e matite. Materiale raccolto grazie alle donazioni dei fans durante i concerti, che la band di Novellara consegnò di persona ad ogni bambino cubano, in un viaggio di musica e solidarietà entrato nella storia.

Nel 1994, I Nomadi sono stati infatti il primo gruppo della musica occidentale a suonare nell’isola caraibica, organizzando un indimenticabile live a L’Avana. È stato il primo di una serie di eventi che portò Carletti e la band ad esibirsi anche negli anni successivi in luoghi storici della revoluciòn, con concerti sulla scalinata della Marcia delle Torce, alla Piragua, sotto l’Hotel Nacional, all’istituto Lenin, al teatro Americano. Un sodalizio di musica e beneficenza che nel 1995 culminò con un incontro con Fidel Castro, il padre della rivoluzione scomparso ieri a 90 anni, che volle ringraziare di persona la band per l’impegno a favore del suo popolo.

«Il concerto del 1994 - ricorda Carletti – è nato perché avevamo fatto una raccolta di materiale didattico in favore dei bambini cubani. Li abbiamo consegnati di persona. In quell’epoca c’era il grande embargo. E i bambini non avevano nulla per scrivere. Ricordo che imparavano a suonare la chitarra senza avere le corde: studiavano le posizioni degli accordi, e gli insegnanti dicevano loro che quando avrebbero avuto le corde avrebbero scoperto il suono delle note. Fidel, però, lo incontrammo l’anno successivo, in Italia».

I video dello storico viaggio a Cuba su Youtube nell'account Canale 27 Videovaldenza

Un incontro che Carletti ricorda con emozione: «Era l’epoca del governo Dini – aggiunge – eravamo a Roma. Ci chiesero se volevamo incontrare Fidel. Ovviamente abbiamo detto di sì. È stato bellissimo. Ha stretto le mani ad ognuno di noi e ci ha ringraziato per l’iniziativa che avevamo fatto. Quando successivamente lo intervistarono, ricordo ancora che disse: “In Italia ho incontrato Dini, Agnelli e I Nomani”».

Ma come giudica Carletti l’operato di un personaggio che ha suscitato giudizi contrastanti, entrando comunque di diritto nel novero delle figure determinanti del Novecento?

«Non mi sento di giudicare. Posso dire quello che ho visto, cioè una situazione difficile, dalla quale i cubani hanno cercato di fare i miracoli per tirarsi fuori. Sarà stato anche per quello che definiscono il regime, ma ci sono posti nel mondo dove non ci sono regimi e si sta peggio di Cuba, in cui non manca la cultura e c’è una medicina all’avanguardia. Non mi azzardo a dire che sia stato un dittatore: ha lottato per il suo popolo, ha pensato fosse giusto lottare per la libertà e l’indipendenza. Anche Papa Francesco ha mandato una preghiera. E i capi di Stato andavano in visita a Cuba. Vuol dire che forse il regime non era così opprimente. Poi ovviamente ognuno ha la propria opinione».

Secondo Carletti, «non è comunque il caso di festeggiare la sua morte, come hanno fatto molti cubani in America. Con tutto l’odio che possono nutrire, penso che sia squallido festeggiare la morte di una persona morta. Cuba? Ora bisognerà capire quanto il fratello Raul riuscirà a fare. Può darsi che Cuba diventi più americana. E allora si vedrà se si stava meglio prima o se le cose miglioreranno».

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