Gazzetta di Reggio

Reggio

RETROSCENA

I rapporti tra Cuba e Reggio nel nome di Corrado Corghi

di ANDREA MONTANARI*

di ANDREA MONTANARI* Né amico personale di Fidel Castro né di Che Guevara; Corrado Corghi, segretario regionale della Dc (1952-1967), e presidente dell'Arcispedale Santa Maria Nuova (1954-1964),...

3 MINUTI DI LETTURA





di ANDREA MONTANARI*

Né amico personale di Fidel Castro né di Che Guevara; Corrado Corghi, segretario regionale della Dc (1952-1967), e presidente dell'Arcispedale Santa Maria Nuova (1954-1964), parlando di se stesso, lo sostiene con forza in un libro-intervista del 2006 sulla sua storia politica, smentendo numerose inchieste giornalistiche che invece lo avevano ritratto come personalità in strettissimi rapporti con il leader rivoluzionario cubano scomparso ieri e con il medico argentino suo braccio destro nell’avventura comunista dell’isola caraibica.

Certo è che, con la scomparsa di Fidel, gli interrogativi tornano a galla. Cosa c’entra Castro con il reggiano e democristiano Corghi? Quante volte quest’ultimo visitò Cuba e in veste di cosa? Cosa è ancora nascosto negli archivi vaticani su questa intricata vicenda?

«Sulle mie esperienze sudamericane ho già svelato tutto», mi disse lo stesso Corghi durante un’intervista nel 2013, quando ancora lucidissimo 93enne ripercorse come una cavalcata i suoi lunghi anni di militanza politica. Anni vissuti quasi sempre da personalità “scomoda” a molti ambienti, per la sua capacità di dialogo con il “contromondo” comunista, con i rivoluzionari “senza Dio”, come li definiva il vescovo di Reggio Emilia, Beniamino Socche, negli anni Cinquanta.

Corghi non smentì mai la sua esperienza itinerante in America Latina per conto della Santa Sede. Con la realtà latinoamericana Corghi venne in contatto fin dal 1967, inviato in Sud America per conto della Congregazione De Propaganda Fide nel tentativo di mediare in favore di prigionieri politici condannati a morte in Cile, Brasile, Bolivia, Cuba. Per conto della Santa Sede, inoltre, Corghi partecipò attivamente alla liberazione di Regis Debray, un giovane intellettuale francese vicino al Partito socialista e proveniente da un’influente famiglia cattolica, partecipe del tentativo insurrezionale di Che Guevara in Bolivia. Ma i rapporti di Reggio con la Cuba di Fidel non si esauriscono certo qui e non sempre sono così oscuri come nella vicenda Corghi, tutt’altro. Da ricordare, ad esempio, il viaggio e il concerto de I Nomadi nel 1994, prima band dell’Occidente a infrangere l’embargo non solo politico, ma anche culturale, per suonare a L’Avana, la capitale dell’isola caraibica.

«Partecipai fisicamente come giornalista dell’Unità – ricorda il reggiano Stefano Morselli – a diversi viaggi di solidarietà a Cuba negli anni ’90, e quello a fianco de I Nomadi fu uno di questi. In quella occasione noi ci recammo là in aereo, preceduti da un cargo via nave contenente quaderni, gomme, cancelleria, insomma materiale didattico da donare alle scuole cubane carenti in tutto. I Nomadi tornarono a suonare a Cuba altre volte, una in compagnia di Edoardo Bennato e della sua band».

«Con il Comune di Bagnolo guidato dal sindaco Guido Ligabue – conclude Morselli – tornai a Cuba sempre negli anni ’90 per un progetto con le Case di Cultura dell’isola finalizzato alla ristrutturazione di una scuola. Alcuni imprenditori di Bagnolo si erano presi a cuore la causa e avevano finanziato i lavori».

*storico

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google