Reggio Emilia, anziano muore avvolto dalle fiamme nel suo appartamento
È mistero sulla fine di Antonio Algeri, 83 anni, ex bancario divorato dalle fiamme nella sua casa in viale Timavo 75
REGGIO EMILIA. Antonio Algeri, reggiano di 83 anni, è deceduto nel suo appartamento in viale Timavo 75, avvolto dalle fiamme. Il suo corpo semicarbonizzato, adagiato sulla poltrona del salotto, era tutto ciò che restava di lui dopo che i vigili del fuoco hanno domato l’incendio. In strada, ai piedi della sua abitazione al secondo piano, un capannello incredulo e sconvolto di residenti. Persone che lo conoscevano da una vita e che ancora non vogliono credere che Antonio non ci sia più.
L’allarme è scattato alle 11.59, quando al Comando dei vigili del fuoco di Reggio Emilia è arrivata la richiesta di soccorso. I primi a intervenire sono state le volanti della squadra Mobile che, al loro arrivo, hanno trovato tre persone che tentavano di forzare la porta di casa Algeri per provare a salvarlo dal grumo di fuoco e fumo. E mentre i soccorritori venivano allontanati per garantire la loro incolumità i pompieri sono entrati in azione. Le operazioni di spegnimento però non sono state facili, soprattutto per la collocazione dell’appartamento.
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«Ci siamo divisi in due squadre – ha spiegato Antonio Sgrò, funzionario di guardia dei vigili del fuoco – una è salita dal balcone utilizzando una scala a ganci mentre l’altra ha sfondato la porta. La celerità dell’intervento, favorita dalla vicinanza con la nostra stazione, ha fatto in modo che il rogo non si propagasse anche alle altre parti della palazzina».
Sulle cause che hanno portato all’incendio e alla conseguente morte di Algeri, tuttavia, aleggia ancora il mistero. L’incendio secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine sarebbe infatti partito dall’area attorno alla poltrona e non in cucina come si era pensato in un primo momento. L’anziano però aveva smesso di fumare da tempo e non è ancora chiaro cosa abbia dato origine alle fiamme e perché la vittima non sia riuscita a uscire di casa e mettersi in salvo.
Ora sulla vicenda dovranno fare luce il pm Stefania Pigozzi e gli uomini della squadra mobile, presenti in forze in viale Timavo durante tutto il giorno e diretti dal dirigente Guglielmo Battisti.
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Nel frattempo quello che resta è il dolore e lo sgomento. In primo luogo del figlio Adriano, ora lasciato solo dopo la precoce scomparsa della madre sedici anni fa. E subito dopo gli amici di una vita e chi in quel palazzo lo vedeva tutti i giorni.
«Aveva lavorato come direttore al Banco di San Geminiano e San Prospero – racconta la vicina di casa Sandra Negri – era vedovo da molti anni e in casa abitava da solo. Non fumava, almeno non mi pare, ed era una persona splendida e tranquillissima».
Che Algeri fosse una splendida persona non ne ha dubbi nemmeno Silvia Aponte, che in quel palazzo abita all’ultimo piano e conosceva l’83enne da oltre quarant’anni: «Io abito qui dal ’66 e lui si era trasferito subito dopo. Il figlio aveva otto anni quando lo conobbi, Antonio era un uomo meraviglioso e splendido ed è così che verrà ricordato».
Terminati i controlli in tutto il palazzo i residenti sono stati fatti rientrare e lentamente il capannello di persone si è disperso. Gli unici a rimanere, in un appartamento ormai distrutto, gli uomini della scientifica e il figlio Adriano.
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