Un luogo di resistenza umana ma con un destino incerto
REGGIO EMILIA. Di lì sono passati tutti: scrittori, artisti, attori, musicisti, politici di ogni appartenenza, intellettuali, laici, religiosi. Ma preservare la Libreria del Teatro non è cosa...
REGGIO EMILIA. Di lì sono passati tutti: scrittori, artisti, attori, musicisti, politici di ogni appartenenza, intellettuali, laici, religiosi. Ma preservare la Libreria del Teatro non è cosa semplice, soprattutto dopo la scomparsa del titolare, Nino Nasi. La figlia Patrizia sta cercando di tenere aperto questo luogo così caro alla città ma non senza difficoltà, come detto più volte, richiamando anche l’amministrazione reggiana. L’intervento pubblico è cosa non semplice quando si tratta di affari privati. L’aria che si respita dentro la libreria è ancora quella di una volta. Impossibile parlare di Nino Nasi, senza parlare della sua Libreria, una delle poche botteghe storiche italiane tutelate, nata nel 1907, con arredi sono pressoché intatti. Nasi l'aveva rilevata - e ribattezzata Libreria del Teatro perché in vista del Municipale - quando si chiamava ancora Libreria Nironi e Prandi. Un «luogo di resistenza umana», come lo ha chiamato ieri anche il sindaco Luca Vecchi, e che negli ultimi anni, essendo Nino ormai anziano, ha continuato a vivere grazie alla dedizione e all'affetto della figlia Patrizia.
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