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Ora Reggio si prepara alla “svolta verde”

di Evaristo Sparvieri
 Ora Reggio si prepara alla “svolta verde”

Alberi, orti e terreni che tornano agricoli. Così l’amministrazione prova a fare retromarcia dopo 20 anni di edilizia selvaggia

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REGGIO EMILIA. In Comune amano definirla la “svolta verde”, dopo anni di cementificazione selvaggia in cui hanno sguazzato palazzinari di ogni tipo. Per critici e detrattori, invece, si tratta solo di misure dettate dalla crisi edilizia e immobiliare, puntando il dito contro i nuovi maxi-insediamenti commerciali che continuano a spuntare qua e là, per lo più ereditati dalla scorsa amministrazione. Ma la scelta non è passata inosservata. E non solo tra gli addetti ai lavori. A tal punto che una settimana fa Agrisole, il periodico specializzato dei professionisti del settore agricolo a cura del Sole 24 Ore, titolava in questo modo: “Reggio Emilia all’avanguardia nella tutela dei terreni agricoli”.

Strumenti in campo. Boschi, orti e riconversione in terreni agricoli. Tre le principali iniziative messe in campo dall’amministrazione comunale, che arrivano al termine di un ventennio segnato da un boom edilizio fuori controllo. Secondo recenti stime, tra il 1985 e il 2012 il suolo urbanizzato di Reggio Emilia è più che raddoppiato, passando dal 9,5% al 20,5%. Uno scenario che nel censimento 2011 restituiva 17.916 appartamenti vuoti, insieme ad una serie di operazioni immobiliari discusse, alcune delle quali finite sul banco degli imputati non solo dell’opinione pubblica, ma anche dell’inchiesta Aemilia.

Il sacco di Reggio. Ed è proprio mentre nell’aula speciale si svolge il maxi-processo a imprenditori considerati fra i promotori e i responsabili del “Sacco di Reggio” che, sul versante urbanistico ed edilizio, cominciano a mostrarsi i segnali di un’inversione di tendenza, con una nuova attenzione al verde che fa il paio con una rinnovata sensibilità ambientale. A maggior ragione in una città come Reggio, cuore della Pianura Padana. E baricentro di una delle aree più inquinate d’Europa.

Vita agra e bipartisan. È nella prospettiva di un miglioramento della qualità dell’aria che, la scorsa settimana, hanno preso il via in città le piantumazioni dei primi 1.500 nuovi alberi del cosiddetto piano comunale “Reggio Respira”, che prevede nel primo stralcio la messa a dimora entro il 2019 di circa ottomila piante. Dal bosco urbano Berlinguer al parco Serge Reggiani, dal Campo di Marte II ai giardini di quindici scuole primarie, fino alla piantumazione di un albero per ogni nato, in una serie di iniziative collaterali realizzate con il sostegno di associazioni e con il contributo di Credit Agricole. Una tutela ambientale bipartisan, condivisa anche dal M5s, fra i promotori delle prime piantumazioni nel 2015, che nel 2016 contribuiscono con altre trecento piantine nell’area Campovolo e con ulteriori settecento nuovi alberi in via Settembrini, dove sorgerà il bosco Dario Fo.

Tutti matti per la zappa. Una città che riscopre il proprio “pollice verde” anche grazie al rinnovato programma di orti urbani, per la prima volta dati in uso non solo agli anziani, ma anche a giovani e famiglie. Con sette bandi pubblici dedicati agli orti Montenero, Spallanzani, Orologio e Baragalla, nel 2016 sono state rilasciate 357 concessioni, con la prospettiva di arrivare presto a quota quattrocento. E, accanto agli orti comunali, si sta estendendo anche una rete di orti realizzati da cittadini e associazioni, che attualmente si compone di undici realtà distribuite sul territorio comunale, coinvolgendo più di duecento persone.

I passi indietro. Ma è soprattutto nell’ambito dei progetti di rigenerazione urbana che la “svolta verde” desta l’attenzione degli addetti ai lavori, nel tentativo di dare il via ad un’inversione di tendenza rispetto all’orientamento degli ultimi decenni, che ha favorito enormemente le nuove costruzioni. Un quadro in cui negli ultimi due anni sono state introdotte modifiche significative agli strumenti urbanistici, nella prospettiva di restituire all’agricoltura quei terreni precedentemente destinati all’edilizia e al consumo di suolo. È quanto si propone di fare ad esempio la prima variante in riduzione della storia del Comune, che ha trasformato 136 ettari di aree potenzialmente urbanizzabili in territorio agricolo, pari al 30% delle nuove previsioni residenziali del Piano strutturale comunale: una “cancellazione” di oltre 630 alloggi, tra Pratofontana, Fogliano, Mancasale, San Maurizio.

Appartamenti congelati. Fra le misure, nell’ambito del Piano operativo comunale anche la possibilità di escludere dall’edificazione ulteriori 70 ettari di terreni destinati a nuove costruzioni dal Piano regolatore 2001, pari ad altri cinquecento alloggi, e localizzati prevalentemente a Massenzatico, Cavazzoli, Manenti, Gaida e nella zona nord della città. Due provvedimenti con un unico obiettivo: ridurre l’eredità del Piano regolatore generale del 2001 sul Piano strutturale comunale 2016. Quanto ai maxi-insediamenti commerciali, è prevista nelle prossime settimane un’ulteriore variante in riduzione che consentirà di stralciare nella sua prima versione – presentata nel luglio scorso – oltre 16mila metri quadri di superficie di vendita fuori dal centro, ostacolando in questo modo la nascita di nuove gallerie commerciali.

Sconti e agevolazioni. E se sul versante della lotta alla criminalità ha già ottenuto il via libera l’Ufficio associato legalità per la gestione condivisa Provincia-Comuni delle procedure sulle informative antimafia, la “svolta verde” in atto comporta novità anche dal punto di vista fiscale. Alla semplificazione delle procedure si è infatti affiancata l'approvazione degli sgravi per le ristrutturazioni edilizie e le manutenzioni straordinarie onerose, attraverso uno sconto del 50% degli oneri di urbanizzazione e del 65% del valore di monetizzazione dei parcheggi pubblici, generando risparmi per i cittadini. Nel caso ad esempio della ristrutturazione di un appartamento di 100metri, si stima un risparmio di 10.500 euro rispetto alla nuova costruzione.

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