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Orti urbani, le oasi verdi contro il degrado in città

di Leonardo Grilli
Orti urbani, le oasi verdi contro il degrado in città

Oltre a quelli gestiti dal Comune sono undici i parchi curati dagli stessi residenti Zone sottratte all’abbandono e restituite ai reggiani, fra innovazione e tradizione

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REGGIO EMILIA. Reggio Emilia città delle persone. Una frase che non è solo uno stantio modo di dire ma un vero e proprio modo di approcciarsi alla vita, che sopravvive anche alla crisi e all’imbarbarimento culturale. Persone che si attivano per la propria comunità, che si aiutano, che si rimboccano le maniche. Le stesse persone che ora hanno deciso di adoperarsi per recuperare le aree verdi del proprio quartiere abbandonate o lasciate al degrado.

Non solo quindi gli orti comunali ma una vera e propria rete di orti realizzati da cittadini e associazioni, che attualmente si compone di undici realtà distribuite sul territorio comunale, coinvolgendo più di duecento persone.

E una ventina di queste si attiva a turno nell’orto condiviso realizzato nel parco Santa Maria dal Comitato cittadini di via Roma in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia. Una zona senza recinzioni fruibile da tutta la città, ma gestita da un gruppo di cittadini volontari sensibili alla cura del bene comune del proprio quartiere, che cerca di valorizzare gli spazi comuni per metterli a disposizione di tutti i cittadini della zona.

«Vogliamo creare – spiega Pierluigi Sgarbi del Comitato via Roma – un luogo di integrazione, scambio e socialità. Per questo fin dall’inizio, visto che il parco è frequentato da molti stranieri, abbiamo pensato di coinvolgerne alcuni e tre di loro sono diventati parte fondamentale del nostro progetto».

Da tempo ormai molti parchi non vengono più usati dai reggiani storici se non per lo sgambamento dei cani. Un uso certo limitato, e l'orto è un piccolo tentativo di riprendersi queste aree verdi: «Visto che il parco era abbandonato dai cittadini – prosegue Sgarbi – nonostante sia bellissimo abbiamo pensato di usarne una piccola parte per renderlo più vivo. Abbiamo messo un impianto di irrigazione, abbiamo fatto un corso di permacultura, non abbiamo messo prodotti chimici. Tutti possono partecipare contattandoci o andando liberamente a fare manutenzione e raccoglierne i frutti, non ci sono barriere né recinzioni».

Un altro progetto fra gli undici “spontanei” è quello dell’Ort – Orto Ricreativo Tunnel, nato da un gruppo di volontari del Circolo Arci Tunnel e da altri giovani interessati al tema della rigenerazione urbana, con l’obiettivo di formare nuove generazioni a queste tecniche consolidate di riuso critico del territorio e la creazione di un luogo conviviale inserito all'interno del quartiere di Santa Croce. «Siamo partiti come orto collettivo di 200 metri quadri – racconta il responsabile, Fabio Astrobello – e l’idea adesso è di creare orti più piccoli con progetti specifici, coinvolgere i migranti e insegnare loro l’italiano e realizzare delle zone accessibili al 100% ai disabili. Per la prossima primavera inoltre ci stiamo attrezzando per realizzare dei corsi per i cittadini per insegnare le tecniche di coltivazione, da quelle più innovative alle tradizionali, vogliamo essere un motore formativo. Lo spirito è collaborare e beneficiare dell’orto prendendone i prodotti, vogliamo allestire anche un giardino “commestibile” per vivere l’area al di là della coltivazione».

Un esempio di verde “artistico” infine è quello dell’orto frutteto realizzato all’interno della Reggia di Rivalta ricostruendo il disegno del “giardino segreto di Carlotta d'Orleans”. È gestito dall’associazione Insieme per Rivalta in collaborazione con il Comune, tra frutteti e vigneti, fontane zampillanti e tantissimi progetti culturali.

«Vi svolgiamo sia attività di didattica con le scuole che visite guidate e iniziative di socialità – spiega Romana Saccheggiani di Insieme per Rivalta – fa parte di un progetto scolastico in cui abbiamo inserito anche la coltivazione. Da lì è diventato naturale creare l’orto all'interno del giardino di Carlotta e ricostruirlo come un luogo storico. È stato ricreato uno dei nove rettangoli che in origine componevano il giardino rispettando le misure, le piante e gli ortaggi. Sono ortaggi e frutti antichi ricavati attraverso gli studi dei testi e da un vecchio libro di ricette del ’700 dove sono indicate zuppe e altri tipi di alimenti che seminavano all’epoca. L’orto viene curato dai bambini che preparano il terreno, coltivano, seminano e alla fine raccolgono i prodotto cucinati poi nelle mense. Un modo anche questo per fare didattica e recuperare un luogo abbandonato».

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