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Reggio Emilia, più del 20% del territorio comunale ricoperto dal cemento

di Evaristo Sparvieri
Reggio Emilia, più del 20% del territorio comunale ricoperto dal cemento

Il consumo del suolo in città è pari a 4.941 ettari sui 23mila ettari di terreno totali. E, a livello nazionale, siamo tra le prime venti città per quantità di suolo consumato.

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REGGIO EMILIA. Il consumo del suolo in città è pari a 4.941 ettari, quasi il 21% della superficie municipale complessiva, che si aggira sui 23mila ettari di terreno. E, a livello nazionale, Reggio Emilia è tra le prime venti città italiane per quantità di suolo consumato. Si colloca al 16esimo posto, in una classifica guidata ovviamente dalle grandi metropoli di Roma, Milano, Torino e Napoli, ma che conta anche centri più vicini alla nostra realtà come Ravenna (sesta con 6.852 ettari consumati), Parma (ottava con 6.104 ettari) e Ferrara (undicesima con 5.332 ettari).

È quanto emerge nell’edizione 2016 di “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, il rapporto a cura dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra): un quadro aggiornato sulle conseguenze della cementificazione in Italia.

Ed è all’interno di questi numeri che si colloca quella che in Comune amano definire la “svolta verde”: ottomila nuovi alberi, quattrocento orti urbani e, soprattutto, una variante in riduzione per riconvertire complessivamente in terreno agricolo oltre duecento ettari precedentemente destinati ad aree urbanizzabili – pari a oltre il 30% del suolo edificabile – cancellando dalla carta quasi 1.300 appartamenti di cui era prevista la costruzione.

Il tentativo di un’inversione di tendenza, all’interno di un quadro anche storico caratterizzato da un ventennio di cementificazione selvaggia, dove hanno proliferato palazzinari di ogni tipo. E dove il mattone è stato il fulcro attorno al quale per decenni ha girato l’economia legale e – come testimoniato dall’inchiesta Aemilia – anche quella illegale. Secondo il Piano dei servizi del Comune di Reggio Emilia, nel 2012 erano circa 4.700 gli ettari urbanizzati in città, contro i 2.200 del 1985, con una percentuale più che raddoppiata, passata dal 9,5% al 20,5%. Una crescita registrata di pari passo con l’aumento esponenziale della popolazione, passata dai 130mila abitanti del 1985 agli oltre 171mila del 2012.

Di qui lo spuntare di palazzine un po’ ovunque, soprattutto nelle periferie: Pieve Modolena, Buco del Signore, Ospizio, Rivalta. Un proliferare di nuove case al quale nel 2011 corrispondeva, secondo i dati del censimento, una stima di oltre 17mila appartamenti vuoti in città, nel pieno della crisi edilizia che ha trascinato nel baratro interi settori edilizi.

Un’evoluzione senza controllo alla quale ora il Comune sta cercando di porre freno. A livello di strumenti urbanistici, la previsione dei nuovi ambiti potenzialmente urbanizzabili per funzioni residenziali nel Piano strutturale comunale (Psc) è stata mantenuta all’interno della soglia di incremento dello 0,8%, lo 0,1% del quale deriva dallo stesso Psc e il restante 0,7% dal Piano regolatore generale (Prg) datato 2001: una soglia inferiore al limite fissato dal Piano territoriale di coordinamento provinciale, che invece è pari al 3%.

Numeri che si traducono nella decisione della giunta di non rilasciare nuovi piani particolareggiati, nell’ambito di un Piano operativo comunale (Poc) dove tuttavia è stata data continuità a quei progetti che affondavano le radici nella scorsa programmazione. Come le previsioni dei progetti relativi al Conad e alla biblioteca di Ospizio, dove l’ultima variante Poc ha stabilito l’eliminazione della previsione di circa 10mila metri quadri di superficie utile, destinati ad usi residenziali, con un abbattimento pari al 47% sul totale della superficie urbanizzabile.

O come il progetto di via Luxemburg: «L’insediamento residenziale/terziario – si legge nel Poc – prevede circa 7.660 metri quadrati di residenza e 7.600 metri quadrati di terziario, ipotizzando anche l’estensione del parcheggio scambiatore con ulteriori 130 posti auto». Progetti su cui l’opinione pubblica si divide. E che, una volta ultimati, a dispetto della cosiddetta “svolta verde” sono destinati ad incrementare i dati sul consumo di suolo a Reggio.

E non solo a livello comunale. Fra le province emiliano-romagnole, infatti, subito dopo Rimini i dati Ispra certificano Reggio Emilia al secondo posto nella classifica regionale per suolo consumato: 27.749 ettari, pari al 12,1% del territorio complessivo, con un incremento dello 0,2% tra il 2012 e il 2015.

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