Violenze, ora le donne denunciano di più
Il procuratore Grandinetti: «Cresce la presa di coscienza delle vittime». Campani (Nondasola): «Ventenni più consapevoli»
REGGIO EMILIA. «Complessivamente quest’anno i reati sono in aumento, avendo raggiunto in sei mesi un totale di 381, contro i 431 dell’intero 2015. Questo non significa che ci sia un incremento dei casi ma sicuramente è aumentata la coscienza delle vittime». In queste parole del procuratore della Repubblica Giorgio Grandinetti sta in estrema ma puntuale sintesi il senso degli interventi attraverso i quali, ieri nella sala rossa del municipio, è stato illustrato il bilancio dell’attività svolta dal tavolo per il contrasto alla violenza sulle donne. Un tavolo interistituzionale, quello nato nel 2006, al quale aderiscono prefettura, tribunale, procura, questura, comando provinciale dei carabinieri, Ausl, azienda ospedaliera Santa Maria Nuova, Ufficio scolastico provinciale, Ordine degli avvocati, associazione Nondasola, Forum donne giuriste, Provincia, consigliera di parità provinciale.
I dati. «Quelli che abbiamo raccolto – esordisce l’assessore Natalia Maramotti – non sono dati comparabili in quanto non sono frutto di una ricerca accademica. Sono comunque dati importanti perché ci dicono che la flessione non c’è stata. Questo significa che a Reggio piuttosto che in Emilia Romagna c’è una concentrazione di uomini violenti? No. Significa che qui ci sono i luoghi dove la violenza può emergere. Questo grazie anche al lavoro su prevenzione e informazione svolto dal tavolo in quest’ultimo anno, grazie a un coordinamento che ha cercato di definire ulteriormente non solo un sistema d’intervento per permettere alle donne di chiedere aiuto in maniera sicura e tutelata ma agendo anche a livello di cultura».
In Procura. I reati registrati dalla procura nel 2015 sono stati 431 di cui 234 casi di maltrattamenti in famiglia, 100 casi di stalking o atti persecutori, 97 casi di violenza sessuale. Nel 2016, in sei mesi siamo già a arrivati a 381. «Il confronto fra i due periodi – sottolinea Grandinetti – fa supporre un’evoluzione preoccupante del fenomeno anche se questi numeri vanno presi con le molle. Quello che è certo è che siamo di fronte all’aumento dell’attitudine all’emersione e quindi alla denuncia. Perché aumenta la coscienza delle vittime mano a mano che cresce la rete si supporto».
Nondasola. Numeri in crescita anche per l’associazione Nondasola che, se nel 2015 ha accolto nella sua struttura protetta 337 donne, quest’anno ne ha già ospitate 191 di cui la maggior parte sono italiane. Ma c’è un aspetto non di poco conto sottolineato da Alessandra Campani, referente di Nondasola: «Nell’ultimo anno si sono rivolte al Centro ragazze tra i 20 e i 25 anni con modalità assolutamente diverse rispetto alle donne più mature. Se queste ultime arrivano in media dopo 7 anni di violenze, le ragazze chiedono aiuto spesso dopo un solo episodio o al massimo dopo un anno di relazione e arrivano sempre accompagnate. Da un familiare o dal nuovo fidanzato. Questo ci fa credere sempre di più nell’importanza del lavoro di prevenzione nelle scuole e sul territorio».
Provvedimenti. Di “ordini di protezione” ha parlato l’avvocato Giovanni Fava del Forum donne giuriste parlando di uno strumento importante («perché le donne non desiderano tanto vedere il marito violento dietro le sbarre ma vogliono sentirsi sicure e l’ordine di protezione garantisce maggiori tutele rispetto a quello di allontanamento») ma ancora poco utilizzato. Gli ordini di protezione sono stati 16 nel 2015 di cui 3 accolti, 4 respinti e 9 conciliati o estinti. Nei primi sei mesi del 2016 sono stati invece 13, di cui 5 accolti.
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