«Con Landini una svolta tutta reggiana»
Storchi (Federmeccanica) racconta i retroscena del contratto nazionale: «Posizioni diverse ma la stima è reciproca»
REGGIO EMILIA. In un paese concentrato da molti mesi su favorevoli e contrari alla riforma costituzionale, si è saldato un patto di portata nazionale ma di forte impronta reggiana. Il rinnovo del contratto dei metalmeccanici rappresenta infatti un punto d’unione per molti versi inatteso e sicuramente controcorrente. La sigla in calce è quella di Fabio Storchi, presidente di Comer Industries di Reggiolo e numero uno di Federmeccanica nazionale. Accanto alla sua c’è quella di un altro reggiano, Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom. Loro, ultimo scampolo della narrazione locale legata al mito di Peppone e don Camillo, storicamente arroccati su posizioni opposte, hanno segnato il passo in Italia raggiungendo un obiettivo unitario. «Parlavamo in dialetto reggiano e ci siamo ripromessi di mangiare insieme i cappelletti in brodo visto che piacciono molto a Maurizio» ha scherzato ieri Storchi durante la presentazione de “L’industria meccanica investe sui giovani”, assemblea del gruppo metalmeccanico reggiano che ha eletto al suo vertice Claudio Galli.
Per Storchi, infatti, l’impronta reggiana è stata uno degli ingredienti della svolta. Dopo due contratti separati, le tute blu hanno un accordo unitario. «Il fatto che ci fosse già una conoscenza reciproca ha sicuramente aiutato la relazione - ha detto Storchi rivolto a Landini - C’è un rispetto reciproco e una credibilità reciproca che derivava da lunghi anni di esperienze e collaborazioni. Collaborazioni tra virgolette... Ma dal punto di vista sindacale questo ha sicuramente agevolato il compito visto che partivamo da premesse molto distanti. Le distanze tra le piattaforme sembravano veramente incolmabili. Poi la tenacia e la determinazione di raggiungere l’accordo ci ha portato a smussare gli angoli». L’accordo unitario «segna sicuramente un punto di svolta nelle relazioni industriali del nostro paese. Una svolta anche nel rapporto tra impresa e lavoro, nello stabilire quelli che saranno i nuovi programmi nelle aziende per vincere la sfida globale». Il settore metalmeccanico ha registrato un terzo trimestre molto positivo. «Abbiamo fatto la congiunturale oggi (ieri, ndr). Sembra che il terzo trimestre registri una crescita di quasi il 5%, superiore a quelle che ci si attendeva». La sguardo calato sulla realtà reggiana cela però anche qualche rammarico, come la vendita del gruppo Brevini agli americani di Dana. «Una buona notizia dal punto di vista dell’attrattività delle imprese meccaniche reggiane rispetto al mondo - dice Storchi - L’acquirente è una multinazionale americana con 6 miliardi e mezzo di fatturato, che quindi ha considerato attentamente l’azienda che stava comprando, trovando un punto di eccellenza nella Brevini di Reggio Emilia. Questo non può che farci piacere, espressione della qualità delle nostre imprese. Dal punto di vista territoriale dispiace un po’ perché la territorialità evidentemente è una caratteristica positiva ed era forse preferibile che questa azienda si unisse con altre aziende locali per formare dei poli di importanza globale sempre più in grado di competere sul mercato internazionale.
Galli, direttore risorse umane del gruppo Kohler, punta il suo mandato su formazione e la sfida dell’alternanza scuola lavoro. «Lì ci giochiamo il futuro dei nostri ragazzi» dice. «E sono convinto che progetti come il Tecnopolo abbiano bisogno di investimenti massicci, nell’ordine delle decine di milioni».
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