L’accusa: «Neanche Ingroia è mai arrivato a tanto»
Referendum, l’onorevole Castagnetti in un tweet bacchetta Francesco Caruso «Un delirante manifesto per il No... Ma è consentito a un giudice delirare?»
REGGIO EMILIA. «Un delirante manifesto per il No del nuovo presidente del tribunale di Bologna. Ma è consentito a un giudice delirare?». È la condanna senza appello che Pierluigi Castagnetti, ex-deputato del Pd, infligge con un twitt a Francesco Caruso. L'ex-presidente del Tribunale di Reggio era intervenuto ieri sulla Gazzetta di Reggio motivando la sua scelta per il no nel referendum costituzionale con argomenti molto forti. A suo giudizio la riforma del governo Renzi «è fondata sui valori del clientelismo scientifico e organizzato, del voto di scambio, della corruzione e del trasformismo, con un governo che lega le provvidenze a questo o a quello al voto referendario». Addirittura essa sarebbe equivalente alla «costituzionalizzazione delle mafie» provocatoriamente proposta dall'ideologo leghista Gianfranco Miglio nel 1994. Castagnetti giudica queste dichiarazioni inammissibilmente offensive e capaci di contribuire alla degenerazione del confronto politico democratico: «Prepariamoci - scrive ancora su Twitter - ai giorni difficili. In genere succedono ai giorni cattivi». L'ex-parlamentare reggiano ritiene le esternazioni di Caruso inqualificabili e, perciò, indegne di una risposta.
«Sono rimasto - spiega - molto sorpreso. Non mi aspettavo degli argomenti e un linguaggio di questa natura. Un magistrato non può dimenticare di essere una persona terza fra le parti in causa. Non vorrei essere un politico o un cittadino schierato per il sì che fosse costretto a sottoporsi al suo giudizio in tribunale». Castagnetti, peraltro, rispetta il diritto dei magistrati di esprimere le proprie opinioni come tutti gli altri cittadini: «Non entro - dice - nel merito delle convinzioni personali di Caruso, ma contesto il modo in cui egli le ha espresse. E' una questione di stile, rigore e serietà. Lui è libero di dichiarare ciò che vuole, ma deve rispettare gli avversari e usare argomenti congrui. Se un sostenitore del sì usasse gli stessi termini provocherebbe reazioni molto più dure». Il culmine dell'assurdo, a suo parere, è stato raggiunto quando il magistrato ha definito la riforma figlia della corruzione: «Caruso dice cose che non stanno nè in cielo nè in terra. Il suo è il caso tipico della penna che corre oltre il pensiero. Ho ricevuto molte telefonate di persone, compresi tanti elettori del no, che si dicono sconcertate e senza parole. Ne ho discusso anche con amici contrari alla riforma. Tutti manifestano una comprensibile prudenza nell'esprimersi, ma nessuno ha contestato la mia indignazione». Castagnetti insiste sulla terzietà del giudice, che deve sempre dimostrare equilibrio e rispetto per le opinioni altrui: «Un magistrato anche quando non è nell'esercizio delle sue funzioni non deve eccitare gli animi e provocare una degenerazione del confronto. Neppure Antonio Ingroia è mai arrivato a tanto. Quando si arriva al punto di offendere gli elettori la misura è colma».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
