L’omicidio volontario diventa colposo
Il Tribunale di Torino derubrica l’accusa e spezzetta i fascicoli: 2 casi rubieresi a Reggio. Si riaffaccia il rischio-prescrizione
RUBIERA. Una rivoluzione. Ieri il Tribunale di Torino ha cambiato, e parecchio, le carte in tavola del processo Eternit Bis le per 258 persone morte a causa dell’amianto. Il giudice per le udienze preliminari piemontese Federica Bompieri ha infatti dichiarato prescritti tre casi, ha derubricato l’accusa al milionario svizzero Stephan Schmidheiny – il proprietario della Eternit, l’azienda produttrice di infissi a base di amianto – da omicidio volontario a omicidio colposo e ha ordinato la trasmissione di quasi tutti i casi, passati per competenza territoriale alle procure di Reggio Emilia, Vercelli e Napoli. A Torino rimangono solo due singoli casi. Per il resto, i fascicoli passano alle procure “di origine” delle vittime.
Si parla di due casi di Rubiera, il paese dove per decenni ha operato uno stabilimento legato alla Eternit, con conseguente esposizione alle polveri venefiche di centinaia di persone. Altri otto casi passano a Napoli per lo stabilimento di Bagnoli mentre il grosso (ben 243 casi) si trasferisce di pochi chilometri, da Torino a Vercelli, tribunale competente per Casale Monferrato, il paese dove Eternit aveva la propria principale sede italiana.
Uno stravolgimento enorme per un processo partito nel 2014 come tentativo di assicurare giustizia a centinaia di vittime italiane, dopo che il primo procedimento Eternit era stato fermato dall’ultimo grado di giudizio, in Cassazione, per prescrizione dei termini. L’accusa in quel frangente era di disastro ambientale; in questo caso il pm torinese Raffaele Guariniello aveva puntato sull’omicidio volontario, reato per cui non esiste la prescrizione.
Il cammino giudiziario è rimasto fermo oltre un anno, per via del ricorso alla Corte Costituzionale da parte dei legali di Schmidheiny, che sostenevano l’impossibilità di processare due volte il proprio assistito per lo stesso motivo. Alla fine la Corte Costituzionale ha dato il via libera al processo, e ora arriva questa altra marea di novità da parte del gup.
La principale è il passaggio del reato da omicidio volontario a omicidio colposo plurimo aggravato, decisione che ha portato all’immediata prescrizione di tre casi, per la soddisfazione della difesa.
Il rischio, ora, è di nuovo quello della prescrizione. Con il trasferimento ad altre sedi i vari processi dovranno ripartire da capo, con procedimenti in pratica azzerati. Il cambio di accusa mette comunque un tetto massimo al tempo utile per concludere il procedimento, anche se si tratta di un tetto sopra ai dieci anni.
Chi ha vissuto l’esperienza dell’Eternit uno teme ora che a furia di tattiche dilazionatorie la difesa possa rallentare l’iter al punto di raggiungere la prescrizione, rendendo inutile anche questa seconda causa.
Non è stata quindi accolta completamente l’ipotesi del dolo sostenuta dall’accusa e dalle associazioni dei familiari, per cui la proprietà svizzera avrebbe continuato a mantenere attiva la produzione di infissi in Eternit anche dopo aver avuto conferma della pericolosità delle polveri di amianto.
L’esposizione a questo materiale, ora è assodato a livello sanitario, comporta un altissimo incremento del rischio di tumori polmonari, e le migliaia di persone morte in questi anni ne sono la più tragica conferma. L’amianto era un prodotto utilizzatissimo per le sue capacità ignifughe, che lo rendevano perfetto per realizzare murature e infissi resistenti al fuoco.
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