Pietro Gibertoni, l’amico di Fidel Castro
L’imprenditore esportava attrezzature zootecniche. A volte fu pagato con merci, come i mobili ancora oggi al Park Hotel
VENTASSO. C’è una testimonianza davvero particolare in grado di raccontare una storia poco conosciuta, che lega Cuba, e in particolare Fidel Castro, alla provincia di Reggio Emilia, all’Appennino e, nel dettaglio, a Cerreto Laghi. Storia che comprende diversi mobili, realizzati in legnami tipici delle zone caraibiche, che adornano alcune delle stanze più belle e il salotto dello Sport Hotel di Cerreto Laghi. Mobili originali cubani, arrivati come pagamento direttamente dal governo del Líder Máximo negli anni ’60 e ’70 per una serie di beni e servizi di carattere agrotecnico. Il tramite di questo particolarissimo incrocio di culture e storie fu Pietro Gibertoni, imprenditore visionario e capace di grandi innovazioni nel secondo dopoguerra. Tra le altre, nata dalla sua passione per la montagna, l’invenzione della stazione sciistica di Cerreto Laghi.
A raccontare del legame molto forte, economico ma anche di amicizia, tra Fidel Castro e Pietro è il figlio Pierpaolo Gibertoni, imprenditore e veterinario ittiologo che a Collagna ha avviato una attività di successo, “I giardini dell’acqua”, che si occupa di troticoltura, pesca, turismo e conservazione ittica.
LA G&G. «Mio padre era stato un importante comandante partigiano. Nel dopoguerra avviò una attività imprenditoriale, rimanendo però sempre vicino alle posizioni comuniste e al Pci. A Bagnolo in Piano avviò una rilevante realtà aziendale legata al settore dell’allevamento e della zootecnia assieme al suo socio Nelson Giovanardi, la G&G, che di fatto rilevò alcune cooperative locali in difficoltà, trasformandole in una impresa molto all’avanguardia, quando in Italia di meccanizzazione nella zootecnia si parlava pochissimo. La G&G invece produceva attrezzature e impianti per la mungitura, l’alimentazione del bestiame, prefabbricati per la realizzazione di stalle e allevamenti, e divenne rapidamente un nome conosciuto a livello internazionale».
IL PCI. La G&G comincia a vendere anche all’estero, e accede ad alcuni mercati specifici grazie alla visione e alla capacità di tessere relazioni di Pietro Gibertoni: «Il fatto che fosse vicino al Pci – spiega il figlio – fece sì che si creassero rapporti commerciali importanti con diversi Paesi del blocco sovietico, del Nord Africa e, appunto, con Cuba. Qui il legame si creò direttamente tra mio padre e Fidel Castro: per 15 anni, fino a metà anni ’70, mio padre andò a Cuba ogni anno per portare avanti la relazione commerciale direttamente con Fidel, e divennero anche amici. Dopo, pur non andando più sul posto, continuò comunque a sentirsi con Fidel. Si scrivevano periodicamente. La G&G ha fornito macchinari, materiali, e numerosi allevamenti, praticamente “chiavi in mano”, di bovini e suini, che per Cuba erano molto importanti».
Un capitolo di questa collaborazione riguarda i pagamenti che il governo cubano fece per questi beni e servizi all’impresa reggiana.
I PAGAMENTI. «Cuba aveva pochissimi margini per pagare in contanti – spiega ancora Gibertoni – e quindi in diverse occasioni arrivarono dei “pagamenti in natura”. In particolare, una volta arrivò una nave carica di mobili realizzati da artigiani dell’isola, con legnami tipici di quelle terre, davvero belli. Una parte venne commercializzata da mio padre sul mercato italiano, ma una parte la utilizzò per arredare lo Sport Hotel (oggi Park Hotel), perché nel frattempo era partita anche l’avventura imprenditoriale della stazione sciistica di Cerreto Laghi. Ancora oggi alcune stanze dell’albergo e il salotto espongono quei mobili, che sono ancora bellissimi. Un’altra volta arrivò un mercantile carico di zucchero di canna, altra specialità cubana, che mio padre commercializzò con il gruppo poi diventato di Raul Gardini, che a sua volta, grazie a quel collegamento, avviò un commercio con Cuba. In una occasione arrivarono in pagamento due navi cariche di vacche di una razza rustica cubana, una razza zebuina con una gobba sul dorso, che ai macelli di Reggio Emilia, scherzando ma non troppo, chiedevano se fosse una vacca o un cammello».
L’AMICIZIA. Pagamenti preziosi per gli standard cubani: i capi bovini, ad esempio, erano tutti rigorosamente di proprietà dello Stato, per le leggi locali. Al di là dei rapporti commerciali, Pietro e Fidel strinse anche un legame di amicizia.
«Quando mio padre andava a Cuba, oltre a seguire le pratiche commerciali, trascorreva del tempo libero con Fidel. Entrambi erano appassionati di pesca, passione che poi mio padre ha trasmesso anche a me. E io ne ho fatto un lavoro. Loro andavano spesso a pescare sui fiumi nell’interno dell’isola, oppure a fare pesca subacquea in mare. Una volta ci fu un episodio davvero particolare: mio padre era in mare con un materassino e si addormentò, ma l’oceano ha delle correnti molto forti e fu trascinato al largo. Fu detto a Fidel che non si trovava più Gibertoni, e venne mobilitata la Marina militare, perché circolava addirittura l’ipotesi che potesse essere stato rapito dagli americani; fatto che dà l’idea del clima internazionale di quegli anni. Per fortuna mio padre fu rapidamente ritrovato perché, pur non rapito, aveva davvero bisogno di aiuto».
REGALI A NATALE. Conclude Pierpaolo Gibertoni: «La testimonianza di questa amicizia è proseguita anche dopo la morte di mio padre: fino al 1992, tutti gli anni per Natale sono continuati ad arrivare dei regali da Cuba con il biglietto da visita e la firma di Castro: sigari, oppure oggetti artigianali di pelletteria, o cofanetti con pugnali tradizionali realizzati a mano». Artigianato di alto livello, come quei mobili che ancora oggi testimoniano, silenziosi, questa storia affascinante nelle stanze del Park Hotel.
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