«Tentano di mettere la museruola al Papa»
Famiglia, divorzio, sacramenti, la fine del Giubileo, l’assoluzione dall’aborto Il professor Alberto Melloni e la lettera di quattro cardinali a Francesco
ANDREA MASTRANGELO. Professor Melloni, di recente lei ha parlato della lettera dei quattro cardinali che chiedevano lumi sul reale significato dell’Amoris Letitiae come di un gesto eversivo. Vuole spiegarci il senso di questa espressione?
«Che ci sia da parte di un vescovo o più vescovi una visione diversa rispetto al pensiero del Papa non costituisce niente di sbagliato, anzi spesso il movimento della Chiesa nel tempo è avvenuto attraverso un’espressione di perplessità. Quella lettera invece era un’altra cosa. Da un lato era firmata da quattro membri del collegio cardinalizio che fanno parte di un organo, il Concistoro, che ha tutto il diritto di parlare con il Papa e alcuni di loro erano anche stati membri del Sinodo da cui è scaturita Amoris laetitia, luogo in cui avevano tutto il diritto e la possibilità di dire quello che volevano. Muoversi prima del Concistoro di fine Anno santo, domandando conto al Papa di un suo gesto non appartiene alla sfera delle opinioni diverse, perché per come è fatto l’ordinamento della Chiesa sono gli inquisitori che fanno le domande. Domandare al Papa di spiegarsi bene, è lo stesso che si fa nel Santo Uffizio con gli imputati, e trattare il Papa da imputato è gesto eversivo. Si può pensare che abbia torto ma non si può trattarlo da imputato. Se lo si fa si compie un gesto eversivo, ci si mette in una logica pericolosa, forte. È importante la presenza fra i quattro del cardinale Caffarra, persona di opinioni conservatrici ma tutt’altro che uomo indisciplinato e disobbediente. Che lui sia stato coinvolto in una operazione di questo genere mi ha fatto pensare non all’espressione di una opinione ma che ci fosse dietro qualche attesa, il tentativo cioé di fare in modo che il Concistoro non fosse la fine del Giubileo ma il tentativo di mettere la museruola al Papa».
Prendendo spunto dalla visione di The young Pope, appena terminata, secondo lei le resistenze alla Chiesa di papa Francesco sono un problema realmente teologico o di potere?
«Il fatto che il Papa abbia opposizioni e che il suo nome emerga da una maggioranza, è normale. Che queste resistenze attraversino il corpo del fedeli, anche questo è normale. Il vero problema è della Chiesa nel suo insieme. Francesco ha portato fuori dall’esilio alcune parole del Concilio Vaticano II che erano state dimenticate, censurate: la povertà della Chiesa, la misericordia come forma di essere e non di marketing del cattolicesimo, e una visione della pace come diritto che appartiene agli ultimi. Questo ovviamente ha suscitato discussioni, bisogna capire in che misura questo sta cambiando la vita del popolo cristiano e non solo del potere Vaticano per il quale i cambiamenti sono stati minimi».
Con la fine dell’Anno della misericordia il Papa ha annunciato il proseguimento sine die del mandato a tutti i sacerdoti di assolvere dal peccato di aborto. E’ rimasto sorpreso da questo annuncio?
«No, la costruzione nel diritto canonico della pratica penitenziale dei peccati riservati ha avuto molte stagioni, considerando che un tempo non tutti i preti avevano il potere di confessare in generale i peccati. Quella dei peccati riservati è una pratica che non aveva mai funzionato, a meno che uno non incontrasse un prete pervertito. Il prete poteva sempre assolvere per quei peccati; se è per una situazione di emergenza, per la salvezza delle anime lo puoi sempre fare. La posizione del Papa mi sembrava una cosa giusta da fare. Non so quanti siano quelli che hanno confessato un peccato riservato, e ovviamente non lo sapremo mai, ma il problema è la pratica della confessione auricolare, oggi disertata. Il messaggio arrivato attraverso i media era sbagliato nella forma, esprimeva piuttosto un desiderio. Il messaggio del Papa ha attenuato in nullissima la posizione della Chiesa rispetto all’aborto ma è stato percepito come un cambio di atteggiamento. Il piano su cui lo si percepisce è mediatico, non sacramentale».
Solo pochi giorni fa ha provocato scandalo la frase del teologo domenicano Giovanni Cavalcoli che a Radio Maria indicava nel terremoto la reazione divina ai peccati italiani sulla morale sessuale. Il Vaticano ha reagito com’era giusto che fosse, ma il dubbio a questo punto é: è papa Francesco che è troppo avanti o è la Chiesa che è troppo indietro?
«Nè l’uno né l’altro. Ci sono piccole frange radiofonicamente molto rumorose che trovano gusto a prendere posizioni e che non appartengono all’ordine cristiano. Sono visioni sadiche del mondo. Se Dio dovesse mandare i terremoti per i peccati sessuali degli italiani, dai tempi di Romolo e Remo ci sarebbe poca salvezza per tutti. La posizione di Cavalcoli non è conservatrice, è fuori dal Vangelo».
È vero che su questo materia è impossibile trovare dati attendibili, tuttavia secondo lei papa Francesco ha riempito le chiese o il popolo dei credenti è rimasto indifferente?
«A riempire le chiese sono i parroci. Il Papa genera simpatia ma sono i parroci, la loro presenza, l’immagine di dedizione, la capacità di incontrare le persone a riempire le chiese. Francesco ha capacità corroborante rispetto al ministero pastorale, ai preti che hanno grandi capacità, e in Italia sono tanti. Ha dato loro il senso di non essere clandestini a casa propria ma di essere lì per fare quella cosa per cui sono stati scelti».
Vuole raccontarci come è avvenuto il suo contatto con Sorrentino?
«Di “The young pope” abbiamo parlato già durante il pontificato di Ratzinger, e come ha fatto altre volte, come per “Il Divo” e “La grande bellezza”, Sorrentino esplora i temi dall’arte, della solitudine, della condizione umana, dell’abbandono. Così come l’Andreotti del Divo non era Andreotti ma un pretesto, anche con “The young pope” sbaglierebbe chi lo vedesse come un film che vuole parlare del papato. Vuole parlare della condizione umana e proprio per questo coinvolge questioni che hanno uno spessore teologico».
Alla fine questo Pio XIII che conduce una crociata sia contro gli omosessuali sia contro il potere all’interno della Chiesa è un papa ultraconservatore o un papa ultraprogressista?
«Quello è il capolavoro di un grande artista come Sorrentino, capace di tratteggiare una figura molto umana e quindi contraddittoria».
Qual è adesso il nemico principale di Papa Francesco?
«L’indifferenza del popolo cristiano».
E’ lapidario. Ma indifferenza verso cosa? Povertà, miseria, cultura?
«Indifferenza verso quest’uomo che ha una solidità e densità spirituale fortissima. Padre Spadaro (teologo gesuita direttore della rivista “La civiltà cattolica”, ndr) dice che Francesco è un uomo risolto, cioè un personaggio che ha caratteristiche di limpidità di vita cristiana e di grande risoluzione con se stesso. Sono cose che richiedono un esercizio spirituale molto intenso e difficile, abnegazione, l’abbandono di quell’egocentrismo ecclesiastico al fondo del quale c’è sempre “l’io io io”. È un papato difficile. Così quanto è bello da vedere in tv, altrettanto è difficile quando chiede l’adesione non a due o tre valori ma al Vangelo che è la cosa più bella e complicata che c’è nella vita».
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