Coopsette, un crac per 3.700 creditori
Sono 790 milioni i debiti ricostruiti nei conti del liquidatore
CASTELNOVO SOTTO (Reggio Emilia) Dai 13 euro della piccola trattoria agli oltre 180 milioni di Banca Carige. Dentro questa larghissima forbice c’è il variegato mondo che descrive il doloroso crac di Coopsette, storica cooperativa rossa delle costruzioni con sede a Castelnovo Sotto, che dopo diversi tentativi di salvataggio è crollata sotto il peso dei debiti - quasi 800 milioni di euro lasciando a casa circa 350 dipendenti - parte dei quali in cassa integrazione fino a marzo 2017 - e facendo crollare un vasto indotto.
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Lo scorso ottobre la coop ha avviato la procedura di liquidazione coatta amministrativa, affidata al commercialista reggiano Giorgio Pellacini, che ha composto lo stato passivo della lunga procedura. Un’analisi certosina che conta nell’ultimo rigo un totale di oltre 3.700 creditori ammessi per un totale di 9mila posizioni aperte: dal socio lavoratore alla grande banca, dal pensionato alla piccola partita Iva fino alla multinazionale passando per i comuni, questi ultimi costretti in alcuni casi ad alzare l’imposizione fiscale locale - come avvenuto a Campegine - per sopperire al mancato gettito dell’Imu da parte della coop.
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Una geografia ricostruita da Pellacini che restituisce il peso di questa crisi e che va ben oltre la striscia di terra tra Po e Appennino reggiano, colpendo migliaia di realtà in Italia e all’estero, alle quali il liquidatore cercherà di restituire quanto possibile con la cessione dei rami d’azienda e la vendita del patrimonio ancora presente.
Nello stato passivo depositato in tribunale pochi giorni fa il totale dei debiti della coop raggiunge i 790 milioni di euro. Una cifra iperbolica, segnale evidente della criticità di questa liquidazione, dalla quale dipende il destino di tanti. Buona parte dei creditori (699 milioni di euro) sono chirografari, classe solitamente tra le più esposte nelle procedure di rientro. I privilegiati hanno invece una quota di 41 milioni di euro. Esclusi dal passivo ci sono anche crediti per ben 69 milioni di euro.
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Le banche sono sotto pressione su questa partita: crediti incagliati e solo in parte esigibili, che si aggiungono alle scoperture di altre partite che hanno eroso i patrimoni degli istituti. Il gruppo Carige è il più esposto nei confronti di Coopsette, che è peraltro azionista di minoranza della banca genovese, quest’ultima impegnata a sua volta in una pesante ristrutturazione. Banca Carige Italia vanta crediti chirografari per 149 milioni di euro oltre a 31,5 milioni di euro (crediti per fideiussioni ricevute non ancora escusse) di Banca Carige spa.
Intesa Sanpaolo vanta invece crediti per 40 milioni tra mutui ipotecari e altre linee di credito chirografari, la Bnl altri 43 milioni, la Popolare di Vicenza 6,4 milioni, Monte Paschi di Siena ben 112 milioni di euro a cui si aggiungono altri 16 milioni di Mps Capital Services, Unicredit 12,4 milioni.
Tra le banche minori c’è anche Banca Etruria (3,4 milioni, salvata in questi mesi), o quelle medie come Bper, che attende il rientro di 39 milioni, Unipol Banca (40 milioni), di cui Coopsette era legata in via indiretta tramite la vecchia partecipazione in Finsoe, scatola che detiene il controllo diretto di Unipol Gruppo Finanziario. Anche il Ccfs, consorzio che funge da banca della cooperazione rossa, vanta crediti per 13 milioni, segno delle risorse drenate da Coopsette, che una volta venivano messe a frutto e ora vengono messe tra le svalutazioni.
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