Gazzetta di Reggio

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La tragedia della Chape e quel legame con Boretto

di Andrea Vaccari
La tragedia della Chape e quel legame con Boretto

Cordoglio mondiale per il disastro aereo che ha colpito la squadra brasiliana A Chapecò i discendenti di chi lasciò la Bassa, lì un palazzo è dedicato a Reggio

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BORETTO. Il disastro aereo avvenuto in Colombia lunedì sera e che ha causato oltre 70 morti, tra cui quasi tutti i giocatori e lo staff della squadra di calcio brasiliana della Chapecoense, ha colpito profondamente tutto il mondo. La tragedia ha scatenato un’unanime reazione di cordoglio e a Chapecò, città nel sud del Brasile, i tifosi si sono riversati in piazza per ricordare i loro eroi.

E dalla città di Chapecò c’è una linea sottile che si collega con la provincia reggiana, in particolare con la Bassa. La città ospita, infatti, diversi italo-brasiliani che discendono da antenati partiti a fine Ottocento dall’Italia per cercare fortuna oltre oceano. Come nel caso della famiglia Fiorini, partita da Boretto 140 anni fa e i cui discendenti si trovano in quella zona di Brasile, Chapecò compresa.

È proprio qui che, nel settembre dell’anno scorso, si è svolto un popolatissimo raduno di famiglia a cui ha preso parte anche Renzo Pacchiarini, cittadino borettese (ex assessore e oggi uno dei principali “attivisti” della riscoperta della cipolla borettana) che da alcuni anni ha rintracciato molti parenti in giro per il mondo.

Il caso vuole che, in occasione di quel raduno, il programma della intensa “due giorni” tra parenti prevedesse anche una visita allo stadio della Chapecoense, in quegli stessi spogliatoi che le immagini della televisione oggi mostrano desolatamente vuoti dopo l’imprevedibile tragedia che ha colpito la squadra che militava nel campionato di Serie A, in viaggio durante la finale della vita: quella di Copa Sudamerica.

In quell’occasione, Pacchiarini e i suoi parenti fecero un tour completo della struttura, dal campo sino alla sala stampa, in quella che si rivelò una piacevole esperienza, anche dettata dall’entusiasmo che in città regna intorno alla squadra. A testimonianza di quanto ancora forte sia il legame con l’Italia, si può portare l’esempio di Ary Fiorini e dei suoi quattro figli, tutti appartenenti al ceppo borettese della famiglia. Titolari di un’impresa di costruzioni, a Chapecò hanno dedicato uno dei condomini realizzati “Reggio Emilia”, mentre a Florianopolis – sulla costa – ne hanno intitolati due con il nome di “Boretto”. «Queste persone tengono molto alle loro radici – spiega Pacchiarini, che in questi anni ha conosciuto centinaia di parenti – e molti di loro sanno ancora il dialetto e praticano le nostre tradizioni».

Si tratta di un ramo che discende da Genesio Fiorini e Caterina Pacchiarini, i primi della famiglia a lasciare Boretto per il Sudamerica. Da loro sono poi discesi circa 5000 persone, di cui 4500 circa vivono in Brasile. Oggi sono tanti italo-brasiliani a piangere i giocatori della Chapacoense.

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