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La Transcoop replica a Giglio «Mendicino poteva lavorare»

REGGIO EMILIA. Nell’ultima udienza di Aemilia il pentito Giuseppe Giglio – durante l’ennesima lunga testimonianza, stavolta pungolato dagli avvocati difensori – ha tirato in ballo la Transcoop,...


01 dicembre 2016


REGGIO EMILIA. Nell’ultima udienza di Aemilia il pentito Giuseppe Giglio – durante l’ennesima lunga testimonianza, stavolta pungolato dagli avvocati difensori – ha tirato in ballo la Transcoop, stigmatizzandone l’operato perché avrebbe continuato a far lavorare il titolare di una ditta raggiunto da interdittiva antimafia. Ma sul punto la Transcoop smentisce il collaboratore di giustizia: «L’impresa socia Mendicino Antonio è stata oggetto – si legge nella nota giunta ieri pomeriggio in redazione – è stata oggetto di informativa atipica, poi annullata con sentenza del Consiglio di Stato (numero 03592/2014), depositata in segreteria l’11 luglio 2014. Vi è una differenza sostanziale fra le due tipolgie di informativa. Informativa interdittiva: l’ente pubblico deve escludere l’impresa. Interdittiva atipica: l’ente pubblico non deve escludere e non ha escluso l’impresa. Il significato è quello di porre maggiore attenzione. Nel caso specifico l’impresa Mendicino Antonio ha vinto il ricorso e la Transcoop non l’ha esclusa. Da tempo, visto la discrezionalità dello strumento, l’informativa atipica è stata superata. La Transcoop, invece, ha espulso l’impresa Colacino Michele (assolto nell’udienza preliminare di Aemilia, ndr), oggetto di informativa interdittiva».

Il versante-Transcoop è uscito durante la testimonianza quando Giglio ha risposto alle domande dell’avvocato Gregorio Viscomi che difende l’imputato Pasquale Brescia.

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