Presa a Verona la banda delle slot machine
Sono cinque gli uomini che hanno colpito 40 attività in quattro mesi, fra cui diversi locali reggiani
REGGIO EMILIA. Sono stati individuati i cinque componenti di una banda specializzata nei furti ai danni degli esercizi pubblici che, tra i mesi di febbraio e giugno, hanno saccheggiato slot machine e cambiamonete di oltre 40 bar e sale giochi di tutta la pianura padana. Compresi diversi esercizi anche in tutta la provincia di Reggio Emilia.
Ma alla fine i carabinieri di Peschiera del Garda (Verona) hanno individuato i componenti del gruppo e li hanno arrestati in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Verona Luciano Gorra, che ha accolto la richiesta formulata dal pm Francesco Rombaldoni. La modalità di azione della banda, che si muoveva in orario notturno, era quasi sempre la stessa: forzatura di serrature o sfondamento di porte e vetrate, caccia a cambiamonete e slot machine che in pochi secondi venivano svuotati, e rapida fuga all’esterno del locale prima che i servizi di pronto intervento potessero arrivare.
Con questa tecnica i malviventi hanno messo a segno oltre 40 furti, per un bottino complessivo che supera i 180mila euro, causando danni a titolari e gestori di esercizi pubblici delle province di Verona, Padova, Bergamo, Brescia, Parma, Reggio Emilia, Modena, Mantova e Piacenza.
L’indagine dei carabinieri che ha portato agli arresti è stata denominata “Las Vegas”, dal nome di una sala slot di Peschiera derubata a marzo. Ogni componente della banda aveva il suo ruolo. Una volta individuato l’esercizio da colpire, alcuni malviventi svolgevano sopralluoghi interni ed esterni per controllare le misure di sicurezza, usando auto di loro proprietà e quindi passando inosservati.
La notte del colpo, invece, rubavano un’auto, un componente faceva il palo, uno era l’autista, mentre gli altri facevano irruzione nella sala slot o nel bar, lo devastavano e fuggivano col bottino.
Nessuno degli arrestati aveva un’occupazione, la loro unica fonte di guadagno erano i furti che eseguivano con una certa regolarità.
E colpendo in un territorio molto vasto erano sicuri che non sarebbero stati scoperti. E in effetti è capitato che durante le indagini venissero fermati, ma sempre per piccoli reati, senza mai riuscire a coglierli sul fatto. E nonostante queste “attenzioni” da parte delle forze dell’ordine, la banda non ha smesso di colpire.
Il lavoro meticoloso dei carabinieri ha però messo insieme tutti gli elementi a loro carico.
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