Scoperta un’altra fabbrica di marijuana
In un casolare 1.600 piante in coltivazione e 2 quintali di droga per almeno 3 milioni di euro di valore. Arrestati due cinesi
NOVELLARA. Una vera e propria fabbrica di marijuana suddivisa per reparti produttivi - coltivazione, irradiazione ed essicazione – tre piani zeppi con 1.600 piantine e 2 quintali di marijuana, che al commercio al dettaglio valgono circa 3 milioni di euro.
Durante il monitoraggio dei casolari abbandonati, è questo che i carabinieri della Compagnia di Guastalla hanno scoperto a Novellara: un sito clandestino di produzione – ancora una volta cinese – dalle ingenti dimensioni. Tanto che ci sono voluto ben due giorni solo per trasferire e catalogare tutto il materiale sequestrato. A essere arrestati due cittadini cinesi: Wei Xue Lin, 21 anni, e Wen Zhi Lin, 20 anni, sconosciuti all’anagrafe e senza fissa dimora. Di fatto i custodi della maxi serra e ora accusati di produzione e detenzione di sostanze stupefacenti. Ora sono ora ristretti nel carcere di Reggio Emilia.
«Da tempo stiamo eseguendo il monitoraggio dei casolari abbandonati, ma le dimensioni della serra erano inimmaginabili» ha spiegato il maggiore Luigi Regni, comandante della Compagnia di Guastalla. Durante uno di questi controlli periodici, lunedì scorso, una pattuglia del Nucleo Operativo si è recata in uno stabile di via Reatino 38 a Novellara: luogo isolato, di proprietà di una pensionata reggiana risultata estranea, che lo aveva affittato con regolare contratto anni fa. I sospetti sono sorti quando gli operanti hanno notato che la casa colonica, all’apparenza disabitata e con le finestre oscurate da teli di plastica neri, aveva delle telecamere: e avvicinandosi si percepiva un fortissimo odore di marijuana. Con una scusa, i carabinieri sono riusciti a farsi aprire dai due cinesi: una volta all’interno, hanno scoperchiato un vaso di Pandora.
Gli ampi spazi interni erano adibiti ad una coltivazione di marijuana su larga scala: un “tappeto” di erba che ricopriva due saloni, tra piantine appena innestate, 1.600 piante in fase di crescita, sacchi di marijuana già raccolta. E non si trattava del primo raccolto, visto che mancavano alcuni sacchetti da confezione sottovuoto, evidentemente già spediti a chi di dovere. Per assicurare il clima tropicale, era stato installato un avveniristico impianto di illuminazione e aerazione: 200 le lampade a incandescenza (solo quelle costano 5mila euro), per una potenza di ben 90 kwatt (una casa privata di solito ha 3 kwatt), assicurati in parte da un regolare contratto Enel, in parte da un allaccio abusivo a una centralina esterna, mentre una groviglio di cavi elettrici collegava le stanze; le pareti erano foderate di alluminio anti-luce. Tra le attrezzature c’erano 7 essiccatori e ben 30 ventilatori, nei corridoi erano presenti scorte massicce di concime, mentre nel sottotetto c’erano sacchi dell’immondizia con terriccio e scarti della lavorazione.
I due cinesi vivevano lì, in condizioni igieniche pessime, tra materassi gettati per terra e topi morti; nella loro camera, però, erano accesi i monitor sull’interno e sull’esterno, per controllare l’arrivo di forze di polizia. Stavolta, però, non sono bastati.
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