Gazzetta di Reggio

Reggio

Orietta Berti incanta il “suo” paese

di Alessandro Zelioli
Orietta Berti incanta il “suo” paese

Montecchio, la cantante ha celebrato i 50 anni di carriera alla sala della Rocca

3 MINUTI DI LETTURA





MONTECCHIO. «Se nella mia vita artistica ho avuto successo e venduto uno “sbanderno” di dischi, lo devo a voi, al mio pubblico che mi ha sempre amata e sorretta anche quando giornalisti e critici non mi votavano. Per questo dico grazie a Montecchio e a tutti voi». Così, una commossa Orietta Berti ha salutato il pubblico che mercoledì sera ha riempito la sala della Rocca dove la cantante ha festeggiato i 50 anni di carriera.

Aneddoti, storie e segreti che hanno strappato applausi e sorrisi a chi di Orietta pensava di conoscere tutto. Con Otis, figlio della Berti e dell’amato marito Osvaldo, a proiettare le immagini della vita e della carriera della cantante nata a Cavriago.

«Sono cresciuta tra un padre comunista sfegatato – ha sottolineato la cantante – e una madre molto religiosa. Andavo alle feste a fianco delle bandiere rosse e poi spargevo fiori alla processione. Avrei voluto fare la hostess ma mio padre voleva cantassi. Quando è morto in un incidente d’auto, partecipai e vinsi un concorso canoro all’Ariosto. Da li partì la mia carriera».

Un percorso fatto anche di tournée importanti e grandi successi nelle gare canore più in vista dell’epoca. «Con Franco Pulvirenti, il mio manager, non siamo mai stati in Sudamerica, perché non pagavano nessuno – ha proseguito l’artista –. In America, invece, torniamo sempre volentieri. Cercavamo paesi dove ci fossero tanti italiani. I miei successi? Sono arrivati con fortuna e l’aiuto della gente. All’epoca si andava avanti grazie alle cartoline che la gente spediva. Spesso ero l’unica donna in finale, grazie alle cartoline. I giornalisti mi davano 13 punti quando agli uomini ne davano 95. Perché? I miei produttori erano tedeschi e io non ho mai avuto accordi di letto e politici, per questo non piacevo. Ma il pubblico mi amava e non potevano digerirlo. I tedeschi ragionavano con la testa e non con il cuore. Mi hanno fatto cambiare, senza snaturare ciò che la gente voleva. E io li ho sempre ascoltati. Ho fatto bene».

Orietta Berti, durante il suo precorso artistico ha conosciuto tanti personaggi importanti, tra i quali tre papi, il Dalai Lama e anche presentatori, attori e colleghi di tutto il mondo. «Qualche cantante ha anche copiato le mie canzoni, vendendo molto più di me –ha aggiunto Orietta –. Vuol dire che la Berti non è poi così male. Mike Bongiorno è quello che mi è rimasto più nel cuore. Mi chiamava sempre in televisione. Tra i colleghi, Giorgio Faletti avevo avuto modo di apprezzarlo e frequentarlo. Osvaldo l’ho conosciuto in questa piazza – ha evidenziato la cantante indicando piazza Repubblica – nel giorno di San Simone. Era magrissimo, con un impermeabile che lo sbatteva ancora di più. Ma era diverso dagli altri. Ci siamo sposati in fretta e furia per potere andare in America, dove mia madre non poteva accompagnarmi. I miei figli hanno completato questo amore».

«Un’amministrazione – ha commentato il sindaco Paolo Colli, presente alla serata – non si deve occupare solo di buche, ma anche del benessere dei cittadini. Vediamo ogni giorno gente presa dal peso della fatica quotidiana e delle difficoltà. Montecchio è una città d’arte e abbiamo iniziato un anno fa il percorso Profeti in Patria per valorizzare questo patrimonio. Questa serata rende onore a una carriera che ha permesso a tutto il mondo di conoscere la nostra Montecchio. In tutte le botteghe c’era una foto della Berti con dedica».

GUARDA LA FOTOGALLERY

E COMMENTA

www.gazzettadireggio.it

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google