«È stato aiutato ma abbiamo rispettato la sua volontà»
REGG IO EMILIA. Ladislav Seres era un caso noto al comune di Reggio. «Da una parte avevamo la speranza di poter offrire un livello minimo di dignità a un uomo, anche forzandone le resistenze, dall'alt...
REGG IO EMILIA. Ladislav Seres era un caso noto al comune di Reggio. «Da una parte avevamo la speranza di poter offrire un livello minimo di dignità a un uomo, anche forzandone le resistenze, dall'altra ci imbattevamo nel rispetto del suo libero arbitrio per una vita sempre ai margini – hanno commentato ieri gli operatori dei Servizi sociali comunali – Oggi lo ricordiamo con commozione e dolore». Gli operatori sociali hanno tentato a lungo di aiutarlo, senza però che lui lo chiedesse.
Dopo un periodo vissuto tra le strade e gli edifici della Pappagnocca, Ladislav scelse un porticato del centro storico per passare le sue notti, nelle torride estati e nei gelidi inverni. Non aveva nulla, se non una borsa con qualche vestito, qualche cosa da mangiare e l'immancabile mazzetto di fiori da offrire con un sorriso ai passanti in cambio di qualche moneta. Poche parole: «Buongiorno signora, grazie grazie, hai un euro? Un caffè?». E un sorriso.
Ha vissuto le sue giornate da persona mite, affabile e schiva insieme, tra i portici di via Emilia San Pietro. Tante sono state le segnalazioni della sua presenza. E i Servizi sociali del Comune, l'Ausl, il privato sociale e l'Arcispedale Santa Maria hanno attivato numerosi tentativi di intervento. Le risposte di Attila sono sempre state: “No grazie”, tranne in quelle settimane di accoglienza alla Casa Albergo: per Attila un periodo molto positivo, ma che purtroppo non è durato a lungo. Un giorno se n'è andò via.
Restano le carte, che testimoniano fra l'altro le diverse cure del Pronto soccorso del Santa Maria Nuova, dove veniva trasportato per piccoli traumi da caduta, per eccesso di sostanze alcoliche, per stato confusionale. Dopo i controlli, se ne andava: non voleva fermarsi ma starsene solo e proseguire la sua esistenza.
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