Gazzetta di Reggio

Reggio

Senzatetto muore al freddo in città

di Enrico Lorenzo Tidona
Senzatetto muore al freddo in città

Trovato morto ieri il 50enne Ladislav Seres: tra le cause l’ipotermia. «Ha sempre rifiutato gli aiuti»

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REGGIO EMILIA. Chi gli porgeva qualcosa da mangiare o due soldi riceveva in cambio una rosa. Ma una nottata più fredda delle altre ha dissolto la tempra che per anni aveva concesso la forza di vivere in strada ad Ladislav Seres, 50enne di origine slovacca da circa un anno a Reggio, che ieri non si è più alzato dal suo giaciglio fatto di cartoni sotto i portici di via Giorgione. Avvolto com’era dalle coperte, in molti non hanno fatto caso al corpo riverso del senzatetto, che solitamente si alzava a metà mattina, quando la temperatura si faceva più mite. In lui non c’era più traccia di vita. A preoccuparsi delle sue condizioni un passante, che ha subito avvertito il 118. Arrivati sul posto i sanitari non hanno potuto fare altro se non constatare il decesso del clochard conosciuto da tutti gli abitanti del centro storico.

A ridosso di portoni e antri, trovava il suo riparo ideale. Sotto quei portici in pieno centro città a Reggio, aveva eletto il suo domicilio a cielo aperto, non senza destare polemiche da parte di alcuni residenti, che avevano avviato un confronto con l’amministrazione comunale, la quale si era fatto carico già da tempo della situazione.

«Dormiva qui sotto ma poi si spostava in via Emilia» racconta Andrea Savazzi, residente nel grande condominio di cui è consigliere, e che si era occupato delle sorti del clochard morto l’ipotermia che ha acuito anche altri problemi di salute che ne avevano decretato più volte il ricovero in ospedale. Lo stesso vicesindaco Matteo Sassi era stato informato dai residenti e aveva seguito la vicenda, che aveva portato Seres anche al ricovero al Diagnosi e Cura. «Ha sempre rifiutato ogni sorta di aiuto» racconta Sassi, come confermato dai cittadini esterrefatti per la morte avvenuta forse sotto gli occhi degli ignari passanti accanto al supermercato di via Giorgione, dove si sono dirette anche le volanti della polizia dopo la chiamata dei soccorsi verso le 11.30. La salma è in attesa di ulteriori accertamenti sulle cause della morte. L’uomo era conosciuto nel quartiere e soprattutto lo conoscevano bene i diversi operatori dei Servizi sociali del Comune, che gli avevano spesso proposto aiuto, e ottenuto all’occorrenza cure mediche. Ma “Attila”, questo il soprannome di Ladislav – Laszlo il diminutivo che usava, in lingua ungherese – aveva sempre rifiutato proposte di ospitalità definitive. Sembrava un anziano, come tanti. In realtà Seres aveva 50 anni ed era un uomo senza un posto in cui dormire.

In Ungheria aveva una famiglia e un lavoro, poi perso dopo un incidente. E a quel punto si sarebbero interrotti i legami familiari. Gli operatori sociali hanno tentato a lungo di aiutarlo, senza però che lui lo chiedesse. La sua vita era in quelle due borse e quelle coperte lasciate sotto il portico, dove è morto inerme.

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