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Comunali 2014, l'inchiesta: «Mai fatte, quelle due firme sono false»

di Tiziano Soresina
Comunali 2014, l'inchiesta: «Mai fatte, quelle due firme sono false»

Reggio Emilia: i dati di una pensionata reggiana 84enne con le relative sottoscrizioni risultano in due liste di Rifondazione Comunista

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REGGIO EMILIA. «Quando ho aperto quella busta e mi sono ritrovata, per un motivo che all’inizio non capivo, una condanna al pagamento di 200 euro, mi sono messa a piangere. È accaduto il 3 ottobre scorso e da allora mi sta pesando molto questa storia, io non ho firmato un bel nulla per le elezioni comunali di due anni fa, non sono iscritta a nessun partito, avevo solo votato due anni fa».

L’impiegata in pensione Franca Montanari, 84 anni, mai avuto guai con la giustizia, è una delle circa 370 persone che hanno ricevuto un decreto penale di condanna nell’ambito dell’inchiesta riguardante le irregolarità riscontrate dal pm Giulia Stignani nella raccolta-firme del 2014 a sostegno di liste politiche.

Ha voluto parlare alla Gazzetta perché, oltre a sentirsi ingannata, vuole spronare a reagire chi, come lei, si è ritrovata dentro a questa vicenda senza, come sostiene con forza, aver mai firmato nessuna lista.

Ma ritorniamo al 3 ottobre scorso, quando – a Reggio – il postino suona e le consegna la notifica del decreto penale di condanna: «Mi è venuto un accidente – prosegue la pensionata, piuttosto scossa nel ricordare quel giorno – ed agitatissima ho subito chiamato mia nipote. Abbiamo convenuto che dovevo al più presto rivolgermi ad un avvocato». Nel giro di pochi giorni i legali Noris Bucchi e Luigi Scarcella entrano nel merito dell’accaduto, attingendo dagli atti d’indagine: in due liste di Rifondazione Comunista – datate 8 aprile e 19 aprile 2014 – risultano i dati dell’84enne e in entrambi i casi c’è la sua presunta firma.

«Ma io quei due fogli non li ho mai firmati!» s’infervora la signora Franca, mostrandoci in altri documenti come effettivamente si firma. E la differenza appare ben chiara.

Documenti che saranno sottoposti al gup quando verrà fissata l’udienza. «Sono due firme palesemente false – prosegue arrabbiata – e poi come fanno a sapere tutti quei miei dati? Nome, cognome, luogo e data di nascita, persino il numero della patente di guida! Io non ho mai avuto niente a che fare con Rifondazione Comunista». C’è un altro aspetto di questo procedimento giudiziario che la mortifica e non poco. «Prima di farmi pervenire quella carta che mi accusa, volendomi far pagare 200 euro – sottolinea con disappunto – qualcuno delle forze dell’ordine poteva venire a verificare la mia firma e si sarebbero accorti che io non c’entro con quelle due sottoscrizioni».

Tramite i propri legali l’84enne ha già presentato opposizione al decreto penale di condanna, puntando al rito abbreviato condizionato alla perizia calligrafica sulle due firme “incriminate”. Quindi, in tempi ancora imprecisati, discuterà la sua vicenda davanti al gup. Ma si sente talmente ferita che non solo vuole discolparsi, ma anche andare fino in fondo a questa storia e presto presenterà una querela contro ignoti: «Voglio che venga fatta chiarezza e chi ne è responsabile paghi». Insomma, un insieme di cose che Franca sta vivendo davvero male: «Alla notte mi sveglio e questa storia mi viene subito in mente. Mi pesa. Non si fa così! Perché devo essere penalizzata se non ho fatto nulla? Alla mia età – conclude sconsolata – se non avessi avuto mia nipote che mi ha aiutato orientandomi in fretta verso lo studio legale, avrei solo subìto per un fatto che non ho commesso. Spero che capiscano al più presto che sono vittima di un errore. Chi ha davvero firmato?».

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