Gazzetta di Reggio

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la domenica

Un alfabeto per il giorno del Sì e del No

Stefano Scansani
Un alfabeto per il giorno del Sì e del No

L'editoriale del direttore della Gazzetta, Stefano Scansani, sulla tornata referendaria relativa alla riforma costituzionale

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Ci siamo. È quasi finita. Oggi si vota per il referendum costituzionale. Da domani in poi constateremo se davvero il Sì o il No muteranno le sorti d’Italia, guariranno il Paese, salveranno la Carta, squaglieranno o carbureranno il governo. È stata la campagna referendaria (e politica) più tosta, sguaiata e iperbolica della nostra storia. Quella che ha spiattellato ragioni e controragioni più fuori argomento che mai. Ricordate quando s’andava a scuola e l’insegnante dava il giudizio fulminando chi andava fuori tema pur di “scrivere lungo”? Propongo un alfabeto altrettanto accozzato.

ACCOZZAGLIA. È il termine col quale Renzi ha rappresentato l’accerchiamento generale al Sì, che va da sinistra a destra (e dentro il Pd). Molti sono insorti per l’offesa. Infatti la parola deriva da cozzare, cozzo. Gente poco raccomandabile che fa tumulto o cose che si urtano. Se non è un’accozzaglia adesso, chissà che cosa sarà per le elezioni politiche probabilmente assai venture?

BREXIT. Nome contratto (uscita della Gran Bretagna dalla Ue) che è la madre di tutti gli sbattimenti di porta, e della riscossa dei nazionalismi di economia e pancia. Alla Brexit ha fatto seguito l’elezione di Trump negli Usa, oggi si teme l’onda conservatrice in Austria, domani in Francia, dopodomani in Olanda e poi in Germania. Qualcuno nutre speranza nella Renxit.

CASTA. È la parola-accusa che il Sì lancia al No e il No lancia al Sì. Ognuna delle due fazioni in campo accusa quell’altra di voler difendere posizioni, rendite, privilegi. Casta reciproca. È o non è un’equazione? Cioè: una eguaglianza tra due espressioni algebriche che si verifica solo per particolari valori attribuiti alle variabili. Incognite italiane.

DIBBA. Soprannome del golden boy del Movimento Cinque Stelle, Alessandro Di Battista. A Reggio Emilia pochi giorni fa ha detto che “con questa riforma non si vuole abolire il Senato, ma l’elettore”. Mentre Matteo Renzi ha ripetuto che questo referendum “non è su di me né sul governo ma sul futuro dei vostri figli”. Più emotività che politica.

ESTERO. L’Italia crede ancora d’essere il centro del mondo, alla maniera rinascimentale snob. Per mesi ogni cosa detta o scritta su di noi dal resto del mondo ha rappresentato un attentato o un tentativo di condizionamento del pensiero degli elettori del Belpaese. Apriti cielo. Come se qui nessuno avesse detto o scritto qualcosa su Trump, Teresa May o più remotamente qualcosa sulla Merkel. Berlusconi di interferenze sulla cancelliera qualcosa ne sa.

FACSIMILE. Abuso della credulità popolare. Grillo se l’è presa con Renzi e ha minacciato di denunciarlo perché ha presentato in televisione una simulazione dell’eventuale scheda elettorale per il Senato nuovo (se ci sarà). Credulità popolare? Allora che c’è da credere sulle scie chimiche o dei Musei Vaticani che dovrebbero pagare le tasse all’Italia?

GOVERNO. Qui sta il problema. Domattina che succede all’esecutivo? Renzi resta o si dimette? È ipotizzabile un governo tecnico, un governo di scopo, un governo nivale (non balneare, siamo d’inverno), un Renzi bis? Credo che il premier abbia già sul tavolo un piano A, un piano B e anche un piano C, cioè un progetto lungo che si baserà sulla sua eventuale sconfitta o sulla sua eventuale vittoria. Questa o quella per lui pari sono.

HACCA. Lo scrivo così per rafforzare il senso dell’H, la consonante senza suono. Cioè: non averci capito un’hacca (correttamente acca) sugli esiti della eventuale applicazione della riforma, ma anche su chi, come e quando presenterà un’altra riforma. Temo la gattopardite romanzesca italiana: “Tutto deve cambiare perché tutto resti come prima”.

ITALICUM. Nome imposto al sistema elettorale renziano approvato l’anno scorso in sostituzione del Porcellum proposto dal leghista Calderoli dieci anni fa. Il sistema è stato associato al referendum e alle trattative degli ultimi mesi e ultime settimane. Il nostro è il Paese dei patti e delle doti (anche dei baratti).

LEGA. Sul fianco destro è la maggiore spina per le tesi renziane. In verità il vigore combattentistico di Salvini è puntato su Berlusconi e il magma della destra intera della quale il segretario leghista aspira a diventare conduttore e candidato premier. Già Salvini e Berlusconi s’accozzano. Immaginiamo il resto (vedi prima voce dell’alfabeto).

MASSIMO. Nome di D’Alema, il più intrepido e spigoloso oppositore interno al Partito democratico del segretario-premier Renzi, che ha affermato: “Vedete, molti sostengono che Renzi sia simile a Craxi. Forse nel piglio del potere, nel modo di gestire l’autorità... Ma Craxi era di sinistra, Renzi non lo è. Craxi frequentava Arafat, Renzi frequenta Netanyahu”.
Mi pare di udire l’inno di Garibaldi: “Si scopron le tombe, si levano i morti...”.

NAZARENO. Si tratta del nome della via e del largo romani dove ha sede il Pd nazionale. Lì Renzi e Berlusconi nel periodo rosa avrebbero preso accordi sulla legge elettorale e altre cose arcane come lo erano i misteri di Fatima. Così intriganti che ancora l’ex Cavaliere li evoca, è pronto a riprenderli in considerazione, da domani. Dipende.

OSSESSIONE. Ecco, la campagna referendaria è diventata un’ossessione per l’intero Paese. Alzi la mano chi, anche se ha combattuto attivamente di qua o di là, non si sente arcistufo, contraffatto, ancor più stressato rispetto ai combattimenti per le amministrative e le politiche, le regionali e le europee. Non possiamo farne a meno. Non so se il Sì è un colpo di mano e se il No è una autentica difesa. So, però, che mai come prima la Costituzione è diventata il perno del Paese. Best seller.

PRODI. Attesissimo, s’è manifestato solo all’ultimo. L’ex presidente del Consiglio e fondatore dell’Ulivo ha detto che voterà Sì ma con tiepidezza critica e insoddisfazione. Ha ricordato che quando da bambino cercava di volere troppo, sua madre lo guardava e diceva: “Romano, ricordati che nella vita è meglio succhiare un osso che un bastone”. Prodi è infatti l’uomo della sedimentazione.

QUESITO. È la lunga e articolata domanda che oggi troviamo sulla scheda. Molti i ricorsi contro di esso. Ma è così esplicito, così lineare, che sembra appartenere alla filosofia paradossale del compianto Massimo Catalano (Quelli della notte, con Enzo Arbore). Un frammento, tanto per intenderci: “È meglio lavorare poco e fare tante vacanze, piuttosto che lavorare molto e fare poche vacanze”.

RENZI. Non posso non rievocarlo. R come Renzi, R come Referendum, R come Riforma, R come Rottamatore. Cioè tutto in una sola lettera, tutto lui. Cosa che infatti è autentica: chi o quanti altri hanno interpretato il Sì nei teatri (piazze poche) nelle sedi dei giornali, nei dibattiti televisivi? È vero: non voleva personalizzare...

SPREAD. Quando ci vuole ci vuole. È come un allarme aereo. Una sirena, un lampeggiante. Scatta non appena in Italia l’onda polemica s’alza, c’è aria di crisi. È ormai una parola fonosimbolica: cioè il suo suono produce apprensione, come Babau. Se poi s’aggiunge che si tratta del differenziale con i Bund tedeschi (Deutsch bunds) la paura si fa completa.

TORSIONE. I politici che sono ricorsi a questo termine per indicare i rischi di una deriva autoritaria, quindi di una dittatura (preoccupati anche Berlusconi, le destre e le estreme destre comprese) devono avere bene in mente il Torso del Belvedere. Tutto marmo, muscoli e potenza, esemplare e monumento. Archeologia. Temono torsioni anche le ultradestre. Se ne intendono.

UE. Esiste quando vogliamo. Esistiamo quando essa vuole. L’Unione Europea è uno dei riferimenti-totem a cui si rivolge la propaganda del Sì e del No. Prestate attenzione: da noi tutte le parti in campo hanno premuto un interruttore su Bruxelles (via dall’euro, fuori dall’Unione, meglio soli, veto sul bilancio comunitario). Così si carbura il maso chiuso e la società medievale. Nessuno fa la cosa utile: cambiare la Costituzione Europea.

VAFFA. Siccome alla lettera G ho messo il Governo, qui posiziono la veemenza di Beppe Grillo col suo slogan d’esordio e di piazza. Si tratta di un invito a farsi friggere, ma più volgare e troncato. Con questa parola d’ordine il comico pentastellato ha rotto i freni inibitori delle parole urlate in politica. Anche Renzi non è avaro di sarcasmo e verve da palcoscenico, e poi c’è Crozza che impera. Questa campagna referendaria segna una svolta nell’arte oratoria contemporanea: il comicismo.

ZONZO. Ho avuto difficoltà a scovare una parola apparentata col referendum che inizi con Z. Allora ho preso zonzo, andare a zonzo. È il rischio che corre il nostro Paese ogni volta che va alle urne, cioè sulla bocca di un precipizio in vista del quale tutti strepitano, urlano, abbassano la cultura e la proposta politica a un’aggressività temibile. E poi? Il nulla compresso. La parola è onomatopeica: dà l’idea di qualcuno che non sa dove andare, come zigzag, zonzare.

Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it





 

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