Gazzetta di Reggio

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«Una rete sempre più forte per aiutare i senzatetto»

di Chiara Cabassa
«Una rete sempre più forte per aiutare i senzatetto»

L’assessore Sassi: «I bisogni dei senza dimora? Non sempre basta un letto» E sulla morte del clochard: «Per fortuna solo una minoranza rifiuta gli aiuti»

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REGGIO EMILIA. Venerdì scorso Ladislav Seres non si è più alzato dal suo giaciglio fatto di cartoni sotto i portici di via Giorgione. Una notte più fredda del solito, probabilmente. Ma anche l’aggravarsi delle condizioni fisiche che in altre occasioni aveva portato al suo ricovero in ospedale. Anche questa volta l’ambulanza è arrivata. Ma è stato troppo tardi.

Di certo, il profilo del clochard di origini slovacche che da circa un anno viveva nella nostra città non rappresenta l’archetipo del senzatetto. Le testimonianze sono unanimi: Ladislav ha sempre rifiutato ogni tipo di aiuto e a chi gli tendeva la mano, casomai, regalava una rosa. Eppure, i senzatetto recidivi ad ogni offerta di assistenza non mancano anche se, conferma l’assessore al Welfare Matteo Sassi, «rappresentano una netta minoranza. Ricordo anni fa - continua l’assessore - di un ultra 65enne che dormiva in strada nella zona della stazione. Abbiamo cercato in tutti i modi di dargli un tetto ma ogni sforzo è stato inutile. Per fortuna, quel caso non è sfociato nella tragedia».

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Intanto è entrato in vigore giovedì 1° dicembre, e sarà in vigore fino al 31 marzo, il piano di accoglienza invernale che ogni anno il Comune di Reggio Emilia mette a punto insieme a Caritas, Ausl, associazioni del privato sociale e del volontariato. «Con il piano d’accoglienza invernale - spiega Matteo Sassi - andiamo a potenziare quella rete di aiuti disponibile 24 mesi su 24 che nei mesi più freddi deve dare risposte più specifiche. I 150 posti letti disponibili in 34 diverse realtà sul territorio provinciale, rappresentano una risposta quantitativamente ma soprattutto qualitativamente rilevante. L’obiettivo, infatti, è fornire la risposta giusta con gli strumenti adeguati».

Ad esempio? «Penso - prosegue Sassi - al centro d’accoglienza notturno per persone tossicodipendenti aperto tutto l’anno: in inverno i posti letto per i tossicodipendenti senza dimora non a caso raddoppiano. E questo è un esempio della flessibilità del piano. Così come tutte le misure presenti all’interno del piano rispondono a diverse esigenze: ad accomunarle è l’appartenenza ad una unica rete che vede affiancati Comune, Caritas, associazione Papa Giovanni XXIII, Dimora d’Abramo, oltre naturalmente alle parrocchie, ai singoli cittadini e a tante famiglie che offrono il loro aiuto».

Ma 150 letti sono sufficienti? «Tornando al discorso di prima, quello che conta è l’appropriatezza dell’intervento. Non mi sorprenderei se a marzo ci accorgessimo che non tutti i posti letto sono stati utilizzati... I bisogni di chi vive per strada vanno oltre un posto per dormire. E il piano ne tiene conto».

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