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La svolta dei Chiostri, cuore di Reggio

La svolta dei Chiostri, cuore di Reggio

Quattro progetti all’interno del “Laboratorio aperto urbano”: i contenuti elaborati attraverso un percorso partecipato

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REGGIO EMILIA. A che punto è il percorso sui Chiostri di San Pietro? A inizio settembre il Comune di Reggio Emilia ha lanciato il progetto del Laboratorio Aperto Urbano nei Chiostri, progetto che prevede opere di riqualificazione nelle stanze del chiostro grande che manterrà la sua vocazione culturale e la costruzione del Laboratorio aperto urbano nelle aree cortilive, un luogo dove si sperimenteranno soluzioni per la città su innovazione sociale e servizi alla persona.

In quell'occasione il Comune disse che avrebbe scritto il bando per la gestione del Laboratorio insieme con la città: è dunque iniziato un percorso che ha visto ad oggi la partecipazione di circa 600 persone nei sette appuntamenti pubblici che ci sono stati da settembre ad oggi, assieme ad una chiamata alla città per raccogliere proposte. Di proposte da imprese, altri enti, associazioni, cittadini ne sono arrivate 66, alle quali si aggiungono una quarantina di interviste fatte da Unimore ad alcuni protagonisti istituzionali e privati della città.

Questo patrimonio di informazioni è stato rielaborato con 120 persone, in due giornate di lavoro a inizio novembre ed ha prodotto l'individuazione di quattro progetti da inserire nel bando, con la precisa richiesta di attuarli da parte di chi si aggiudicherà la gestione del Laboratorio.

I progetti sono innanzitutto la costituzione di un'impresa culturale che sviluppi temi quali cultura/turismo/cibo, che possa autosostenersi, e soprattutto funga da modello economico per gestire e proporsi per altri contenitori culturali in città o in altri luoghi.

C'è poi la realizzazione di un osservatorio di impatto sociale, con capacità di raccogliere i dati sociali, educativi, sulle fragilità e altri, per restituire una lettura dei problemi della città attraverso i dati, individuando anche potenziali soluzioni.

È stato poi forte l'input di costituire una cooperativa o impresa di comunità locale, destinata alla cura e al supporto dei beni comuni, che si possa occupare di trasporto civico, piccole manutenzioni del territorio, welfare di quartiere.

Infine è arrivata forte dal territorio la richiesta di lavorare sui temi della formazione, partendo dalle esperienze imprenditoriali, dei professionisti, di esperti, con una formula meno tradizionale rispetto a quelle che conosciamo.

«I temi e i progetti del Laboratorio sono molto nuovi, sperimentali - sottolinea l'assessore Valeria Montanari -. È dunque importante raccogliere i bisogni dalla città sull'innovazione sociale direttamente dai protagonisti, e lavorare con loro nel progettare le soluzioni necessarie. Il metodo di lavoro sul Laboratorio aperto urbano in questo modo è diventato un prototipo nazionale: siamo i primi in Italia ad aver fatto questo percorso». Pertanto, chiunque vincerà il bando sui chiostri di San Pietro, in uscita a marzo, dovrà impegnarsi a realizzare i quattro progetti elaborati dal Comune con la città. «Volevamo chiamare la città - prosegue Montanari - a porsi interrogativi sul nuovo modello di sviluppo che dovrà caratterizzare Reggio Emilia per i prossimi 20 anni nell'ambito dell'innovazione sociale e dei servizi alla persona. La nostra economia si regge su meccanica, meccatronica, meccanica agricola, servizi. In un sistema mondiale che sarà sempre più caratterizzato dall'automazione e da soluzioni innovative nella produzione, siamo convinti che sia necessario aprire nuovi scenari risolutivi anche nell'ambito dei servizi alla persona, dove esprimiamo delle competenze di valore nazionale. Va rilanciato il modo di gestire i servizi, anche attraverso sperimentazioni di economia civica, che parte dai bisogni e dalle soluzioni che portano tutti i protagonisti della comunità reggiana».

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