Natale, è tempo di letterine... a Peder Nadel
Reggio Emilia: torna il Babbo reggiano inventato da studenti ed ex studenti dell’Ariosto-Spallanzani per aiutare i bisognosi
REGGIO EMILIA. Brosc, Melia e Brina sono già al lavoro, sommersi da calze colorate e pacchetti cangianti. E Peder Nadel cammina avanti e indietro nella stanza, in attesa di letterine da tutta la provincia.
Come, chi? Il Babbo Natale reggiano – o meglio arzan – nato dalla generosa fantasia di un gruppo di studenti ed ex studenti del liceo classico e scientifico Ariosto-Spallanzani. «Speriamo che i reggiani non ci abbiano dimenticato – dicono – perché dopo il successo dello scorso anno non vediamo l’ora che arrivi il Natale per portare gioia e felicità a chi sta attraversando un periodo difficile». La differenza tra Babbo Natale e Peder Nadel, in fondo, è tutta qui: al Babbo tradizionale – con la barba bianca e il vestito rosso – si scrive per farsi portare dei regali; a quello reggiano, che gira in bicicletta avvolto nel tabarro, si chiedono regali per gli altri. «Il Natale è un periodo dominato dal buonismo – spiegano gli ideatori di Peder Nadel – durante il quale si è quasi obbligati a fare finta che vada tutto bene. Eppure non è un momento sempre facile, felice e spensierato: non è che la malattia, la morte e il dolore scompaiano per magia. Credere a questo “incantesimo” significa coprirsi di ipocrisia, calarsi in una finzione cinematografica che non corrisponde alla realtà».
E quindi?
«Quindi vi chiediamo di non voltare la faccia dall’altra parte e rivolgere un pensiero alle persone bisognose che vivono nel nostro territorio, e magari abitano proprio nella casa accanto alla nostra. Questo per noi è il Natale».
Come si partecipa?
«Scrivendo una letterina, ovviamente. Le richieste possono essere inviate come messaggio privato sulla pagina Facebook di Peder Nadel, oppure tramite mail a pedernadelre@gmail.com. L’unica cosa importante è non sbagliare l’indirizzo della persona a cui si vuole far consegnare il regalo la notte della Vigilia».
In cosa consistono i doni?
«Come lo scorso anno si può scegliere tra calze ripiene di dolciumi o di leccornie salate, giocattoli per i più piccoli e sorprese gastronomiche come panettoni, cotechini, zamponi, frutta secca, dolci».
Questo “servizio di consegna” quanto costa?
«Assolutamente nulla, è gratuito. La ricompensa di Peder Nadel non è il denaro, ma sono i sorrisi dei bambini, degli anziani o delle persone costrette a convivere con problemi enormi. La gioia più grande è quella di essere invitato a tavola da chi non ha niente, solo perché ti sei ricordato di lui, non l’hai lasciato solo e gli hai restituito la dignità di essere uomo o donna».
È strano pensare che ci siano persone in tali difficoltà a Reggio...
«Eppure è così. L’anno scorso siamo stati sommersi da letterine e segnalazioni, e siamo andati a portare un sorriso in tantissime parti di Reggio, non solo in centro storico ma anche in provincia. Siamo stati a Lentigione, a Brescello, a Castellarano, a Vezzano...».
E Peder Nadel è riuscito ad andare ovunque?
«Certo, perché è stato aiutato da fidati folletti. Anche quest’anno sarà così: Brosc penserà alla zona dell’Appennino, Melia si muoverà in collina e Brina nella bassa».
Senza slitta?
«Peder Nadel, che rispetta le tradizioni reggiane e per questo parla in dialetto e indossa il tabarro, farà le consegne in bicicletta. Gli aiutanti invece useranno le automobili. Ma la magia non cambia».
Non resta che mettersi a scrivere le letterine...
«Sì, scriveteci. Anche perché quest’anno si potranno fare richieste anche per la Befana: i doni, in quel caso, saranno consegnati il 5 gennaio. Un modo per prolungare il nostro “Boun Nadel”».
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