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Unieco, stop dalle banche ora rischia il fallimento

di Enrico Lorenzo Tidona
Unieco, stop dalle banche ora rischia il fallimento

Gli istituti con il fiato corto, tra cui Mps, dubbiosi sullo scorporo degli immobili manca l’accordo sulla valorizzazione del patrimonio ma la coop tenta un rilancio

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REGGIO EMILIA. Il fallimento non è più un miraggio per Unieco. L’idea per tornare a galla era semplice: conferire il patrimonio a un fondo da dare in garanzia alle banche e permettere lo scorporo dei debiti. Alleggerita, la coop poteva ripartire di slancio. Ma la sua messa in pratica sta diventando alquanto complessa. Perché l’ex corazzata Unieco, cooperativa di costruzioni di Reggio Emilia con 350 dipendenti, rischia di affondare prima di entrare in porto. In realtà cammina già da lungo sull’orlo del baratro, ma grazie anche al cambio di passo impresso dal nuovo cda sembrava aver messo quantomeno praprato un atterraggio morbido. Sul tavolo delle banche è giunta una proposta della società di management Oxy, riconducibile ad Oxy Capital, in cordata con il fondo Attestor che acquisirebbe il patrimonio di Unieco tramite la costituzione di un veicolo. Proprio Oxy si occupa della liquidazione di asset di società in dissesto e consentirebbe alle banche di monetizzare dei crediti altrimenti di difficile riscossione. Oxy ha presentato una proposta che valorizzerebbe una parte del patrimonio immobiliare di Unieco consentendo il prosieguo dell’attività corrente e la realizzazione costante di flussi di cassa per icreditori.

Peccato, però, che la banca con la maggiore esposizione su Unieco, vale a dire Monte dei Paschi di Siene, abbia già bocciato la valorizzazione del patrimonio e la controproposta. Il nodo sarebbe legato alla messa al macero di una parte dei crediti verso Unieco, ormai inesigibili ma che la banca non sarebbe intenzionata a stracciare. Meglio la liquidazione coatta amministrativa, vale a dire la procedura di fallimento riservata alle cooperative. Unieco ha 360 milioni di euro di debiti con le banche. Il piano di ristrutturazione del 2013 con scadenza 2017 è stato ripreso in mano quest’estate dal nuovo cda che ha mandato in pensione l’ex presidentissimo Mauro Casoli. Un piano, quello originario, steso quando le banche avevano il coltello dalla parte del manico. Proprio le 13 banche creditrici - tra le quali Monte Paschi di Siena, a sua volta travolta dalla crisi di settore e socia di Unieco in affari immobiliari come Sansedoni che ne detiene una quota - dovevano concedere un anno in più per concludere i rientri, tutti rispettati fin dal 2015.

Il “governo tecnico” ora a capo della coop, guidato dalla presidente Cinzia Viani, sta cercando di ricucire e tenere in piedi la prospettiva delle continuità aziendale. Un impegno profondo che, se non dovesse andare a buon fine, decreterebbe il secondo peggior crac dopo quello di Coopsette, con effetti deleteri e strascichi per molti anni avanti.

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