«Documento su Caruso a sorpresa»
Il capogruppo Capelli: «Non è stato presentato né discusso»
REGGIO EMILIA. Il capogruppo del Pd Andrea Capelli non entra nel merito delle polemiche sul documento «della discordia» sottoscritto da 12 consiglieri comunali (11 del partito democratico più Lucia Lusenti di Sel) che, sulla vicenda del giudice Francesco Maria Caruso, sta spaccando il gruppo Dem in Sala del Tricolore. «Nonostante vi fosse il tempo questo documento non è stato discusso all’interno del gruppo e la sottoscrizione non è stata proposta a tutti i membri del gruppo, nemmeno a me. Per questo motivo preferisco non entrare nel merito di questo scambio», spiega Capelli. Che conclude però affermando: «Io mi riconosco nelle parole del sindaco: ora occorre ricucire».
Caruso è finito nel mirino del Csm a seguito delle opinioni espresse sulla sua pagina Facebook sul referendum e rilanciate dalla Gazzetta di Reggio. I consiglieri di maggioranza hanno firmato un documento nel quale si rimarca che «la libertà di pensiero sancita dalla carta costituzionale debba essere sempre rispettata e garantita». La presa di posizione arriva a urne chiuse «per non dare alcuna argomentazione di strumentalità a questa nostra convinta posizione». Il documento è stato promosso da Pierluigi Saccardi e ha trovato l’adesione di buona parte dei consiglieri Pd. Mancano le firme di otto esponenti del Pd, ai quali però non è stato nemmeno chiesto di aderire. «Il presidente del Tribunale - si legge nel documento - non ha mai inteso esternare in maniera pubblica la propria opinione sul referendum offrendo soltanto ai propri amici, mediante social network delle convinzioni di opportunità, perimetrandole e canalizzandole dentro un alveo privato ben delimitato nei confronti dei contatti». La mancanza di unità del Pd rispetto al documento sulla presa di posizione del giudice sulla riforma è indicativo perché traccia la spaccatura tra sinistra-dem e catto-dem.
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