«Roso dalla gelosia, mi perseguitava»
San Polo: barista accusa di stalking un artigiano ben più vecchio di lei. «Un amico? Tentò di baciarmi e mi puntò un coltello»
SAN POLO. Hanno 33 anni di differenza. Lui è un artigiano 64enne, sposato, che conosce la 31enne frequentando il bar dove la giovane lavora. Ma questa conoscenza è sfociata in una storia a dir poco delicata e che vede l’uomo nei guai per stalking, accusato proprio dalla barista per fatti che lei colloca fra il 2011 e l’inizio del 2014.
La vicenda è al centro di un processo avviatosi ieri mattina in tribunale a Reggio e non sono certo mancati – in aula – momenti di grande imbarazzo. In soldoni, la barista ritiene di essere stata perseguitata da quell’uomo che si era invaghito di lei ed era gelosissimo. L’artigiano si difende – attraverso l’avvocato difensore Nino Ruffini – dicendo d’aver tampinato la giovane perché le aveva prestato dei soldi e li rivoleva indietro.
Per niente imbarazzata, anche se ha addosso gli occhi dell’uomo che accusa, la barista parla a lungo davanti al giudice Stefano Catellani e salta fuori persino che lei è andata anche in vacanza con la moglie del 64enne («Ma non le avevo parlato dell’amicizia con il marito, che uscivo con lui. L’avevo fatto per proteggermi, non volevo altri guai»).
Il racconto della barista è perentorio: «Mi seguiva in auto, me lo trovavo ovunque. Non voleva che frequentassi altre persone, ma io glielo dicevo che faccio quel che voglio. Ha tentato di baciarmi. Una volta si era talmente arrabbiato, roso dalla gelosia, che mentre eravamo in auto mi ha puntato un coltello. Un’altra volta mi ha rifilato uno schiaffo e la cosa mi aveva scosso». Racconta di telefonate a valanga ricevute ogni giorno, di uscite anche 3-4 volte la settimana («Lo assecondavo, temevo facesse qualcosa di brutto in caso contrario»), di esserlo andato a trovare in ospedale quando aveva avuto un incidente trovando ad assisterlo la moglie. Poi la denuncia: «Sono stata costretta a denunciarlo, a causa di tutte quelle telefonate avevo dovuto cambiare numero di telefono». E il prestito di denaro? «Mi diede cento euro per pagare una bolletta, ma appena ritirato lo stipendio, l’avevo pagato». La difesa parla di una somma ben maggiore, cinquemila euro. Secca la risposta della 31enne: «Mai avuto quel prestito». Diversi aspetti di questa testimonianza vengono confermati dalla miglior amica della barista: «Quando quell’uomo è diventato molto insistente ho cominciato a preoccuparmi, soprattutto dopo che in auto ho visto che aveva un coltello. Non volendo rischiare, ho cercato di avere meno contatti possibile. All’inizio si era dimostrato gentile, simpatico, sembrava un brav’uomo. Invece la sua morbosità era diventata insostenibile. Prestiti di soldi? So che la mia amica aveva avuto dei problemi quando aveva perso il lavoro, ma era stata poi aiutata dal padre».
Fra l’altro il papà della barista e l’artigiano si conoscono e la sera dell’8 gennaio 2014 avranno anche un testa a testa non proprio tranquillo. Chiamato dalla figlia che si era ritrovata “assediata” vicino al posto di lavoro, il genitore affronta il conoscente, vuole che la smetta d’essere insistente e anche in quel caso spunta la storia del debito. Si tornerà in aula fra due mesi, ma a fine udienza il difensore replica con i cronisti: «E’ tutta una montatura della ragazza per ragioni economiche. Quei 5mila euro non li ha mai restituiti. E che sia questa la ragione lo dimostra il fatto che non si è costituita parte civile».
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