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Slot illegali, per il Riesame Lombardini non è mafioso

di Tiziano Soresina
Slot illegali, per il Riesame Lombardini non è mafioso

Ricercato per 5 mesi, l’informatico novellarese ora è libero ma resta indagato Il 44enne è espatriato di nuovo: «Non c’entro, mi perseguitano: è un’ingiustizia»

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REGGIO EMILIA. Sta diventando una storia da romanzo quella che da fine giugno riguarda l’informatico novellarese 44enne Michele Lombardini, finito nell’operazione antimafia Totem contro le attività illecite (gioco illegale) del clan messinese Giostra.

Il 29 giugno le forze dell’ordine bussano – a Novellara – alla porta di Lombardini per arrestarlo, in quanto accusato (come altri 23) di esercizio abusivo di attività gioco o scommessa, con l’aggravante della partecipazione ad associazione mafiosa. Ma del 44enne non c’è traccia, in realtà lui si trova a Messina e, saputo del blitz, si sottrae alla cattura perché si ritiene ingiustamente accusato (come spiega nella lettera inviata alla Gazzetta e pubblicata a lato). Una fuga all’estero con prima tappa la Slovenia dove poi viene intercettato dalle forze dell’ordine, ma riesce a farla franca: «La polizia locale ha cercato di notificarmi alle sei di mattina gli atti dello Stato italiano – spiega Lombardini – nell’hotel dove dormivo, senza però riuscire però a dimostrare di avere giurisdizione su di me». Poi in auto continua la latitanza, imbarcandosi infine in un aereo per l’Argentina. Mesi e mesi da ricercato, finché la svolta arriva dal Riesame che accoglie il ricorso dell’avvocato difensore Vainer Burani, facendo cadere la misura cautelare in carcere. Per i giudici Lombardini non fa parte del clan e non gli è imputabile nemmeno il concorso esterno. Nell’ordinanza il Riesame rimarca che l’informatico ha avuto rapporti con Luigi Tibia (l’uomo-chiave del clan) fornendogli «una piattaforma di gioco illecito – si legge – e alcune macchine “totem” su cui farla “girare”, nonché la successiva attività di assistenza tecnica “da remoto”. Poi l’affondo più deciso: «Non è sostenibile che il rapporto instauratosi nel settore delle macchine illecite da intrattenimento si sia tradotto in un inserimento strutturale dell’organizzazione capeggiata dal Tibia. L’imponente attività investigativa, non ha consentito di registrare la presenza del Lombardini – residente ben lontano dalla provincia di Messina, che nella città siciliana si è recato solo in occasione della fornitura della piattaforma e, per il resto, ha fornito assistenza tecnica “on line” – in alcuno dei numerosi momenti della vita associativa focalizzati dalle indagini. E nessun elemento indiziario vale a supportare la consapevolezza in capo al Lombardini che l’attività facente capo al Tibia si inserisse nel programma criminale di un più ampio sodalizio radicato sul territorio messinese che agiva con metodi mafiosi e la volontà di rafforzare tale sodalizio». Lombardini resta, quindi, indagato a piede libero, ma dopo un breve rientro in Italia è già tornato all’estero dove lavora. Un espatrio che è la sua risposta polemica alla giustizia. Come finirà questa storia?

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