Il commosso addio a Giannetto Gatti, grande cooperatore
Novellara: ieri il funerale con L’Internazionale e Bella Ciao Carletti cita le sue ultime parole: «Vogliatevi bene, state uniti»
NOVELLARA. Ieri mattina, con la Bassa immersa nella nebbia, una piccola folla di novellaresi e vari esponenti del mondo cooperativo reggiano si sono ritrovati in piazzale Marconi, davanti alla rocca comunale, per l'ultimo saluto a Giannetto Gatti, mancato all'affetto del figlio Ivano, degli altri suoi cari, dei suoi concittadini e del mondo agricolo novellarese e reggiano, all'età di 94 anni.
Il feretro, proveniente dalla casa di Gatti in via Fratelli Manfredi, è arrivato nel piazzale esattamente alle 10, mentre l'orologio del campanone batteva le ore. È stato accolto davanti al municipio dalla sindaca Elena Carletti, con la fascia tricolore e il gonfalone del Comune, perché Gatti, oltre che un grande cooperatore, venne anche eletto consigliere comunale per tre legislature. Mentre si formava il corteo a piedi per il cimitero, la banda ha intonato "L'Internazionale", l'inno che per molti decenni è stato espressione della volontà di riscatto dei lavoratori, del mondo di cui per settant'anni Gatti ha fatto parte da protagonista.
Con in testa il gonfalone del Comune e le bandiere dell'Anpi, dello Spi e del Pd, il corteo a piedi si è infine mosso sulle note di "Bella Ciao".
Durante la sosta nel piazzale del cimitero, hanno ricordato con parole commosse la figura e la vita di Giannetto, «bracciante, soldato, partigiano e cooperatore», il presidente dell'Anpi provinciale Ermete Fiaccadori e la sindaca Elena Carletti.
Fiaccadori, in particolare, ha ricordato i momenti salienti del suo lungo impegno nell'ambito della cooperazione e nella società civile. La sindaca ha aggiunto dei ricordi personali e di quando, nei giorni scorsi, è andata a trovarlo mentre era già in fin di vita, e ha citato le sue ultime parole: «Vogliatevi bene, state uniti».
Infine, il corteo ha proseguito in forma privata per il cimitero di San Giovanni.
Nato a San Giovanni nel 1922 in una famiglia contadina, già a sette anni Giannetto Gatti aveva cominciato, alle quattro del mattino, a tenere per la cavezza i buoi aggiogati all'aratro. A nove anni lavorava già da bracciante. Chiamato alle armi nel 1941, nella primavera del 1944 aderì alla Resistenza e fu partigiano nella 144ª Brigata Garibaldi. Dopo la Liberazione, a 23 anni fu nominato presidente della neonata Cooperativa agricola di San Giovanni. Iniziava così, fra tante paure e incertezze, la sua lunga esperienza di dirigente cooperativo.
Per molti anni, sotto la sua presidenza, la Cila (Cooperativa intercomunale lavoratori agricoli) è diventata la maggiore azienda agricola del Reggiano, fra le maggiori a livello regionale. Nel tempo ha messo a disposizione la sua esperienza e le sue capacità anche a livello provinciale, per il salvataggio di alcune cooperative in difficoltà o in via di fallimento.
Da presidente della latteria di San Giovanni, l'ha trasformata da piccola realtà locale in una delle più importanti latterie sociali nell'area del Parmigiano Reggiano. Alla sua paziente moglie, che ogni tanto si lamentava dei suoi troppi impegni, costretta anche lei a fare tanti sacrifici, diceva spesso affettuosamente che aveva sbagliato a scegliersi il marito.
Per il presidente di Legacoop, Andrea Volta, Gatti «è stato una figura carismatica della cooperazione reggiana, che ha attraversato tutto il dopoguerra e gli anni del nuovo secolo come protagonista del movimento cooperativo, stimato in tutto il mondo agricolo».
Fra i tanti riconoscimenti ricevuti c'è anche la croce di Commendatore al merito della Repubblica italiana, onorificenza che gli è stata conferita nel 2012 dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
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