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«Ai bimbi di Bahia ho insegnato a giocare a calcio»

di Alessandro Zelioli
«Ai bimbi di Bahia ho insegnato a giocare a calcio»

Missione brasiliana per il vice presidente del Casalgrande Bertani: «Non hanno niente, anche un pallone può aiutare»

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CASALGRANDE. «Se il Brasile fosse distante solo tre ore di aereo, sarei là tutte le settimane. La felicità che ho letto negli occhi di quei bambini, è troppo bella per non poterne godere frequentemente». Così Sergio Bertani – pensionato di 67 anni, una vita spesa nel calcio dilettantistico come segretario, ora vicepresidente del Casalgrande – racconta con gli occhi lucidi, la sua esperienza che lo ha portato in Brasile per due mesi dove ha aiutato il fratello Enzo, a organizzare il gioco del calcio tra i poveri dello stato di Bahia.

«Un giorno mio fratello Enzo, che vive a Utinga, città gemellata con Casalgrande da sempre, mi telefona e mi chiede di andarlo ad aiutare. È stanco di vedere bambini e bambine calciare palle di stracci e giocare scalzi. Vuole dar loro una divisa e, soprattutto, provare ad organizzare quella che qui chiameremmo una scuola calcio».

E lei cosa ha risposto?

«Ho chiesto a mia volta aiuto ai dirigenti dell’Associazione Calcio Casalgrande che immediatamente con l’aiuto di qualche sponsor e amico, hanno trovato maglie, scarpe, borse e palloni da portare».

A quel punto non poteva rifiutarsi di partire...

«A quel punto ero felicissimo. Ma non pensavo che in quei due mesi avrei lavorato più degli ultimi cinque anni, ma senza sentire la fatica e senza vivere le situazioni di stress che anche nel mio hobby si vivono. Invito tutti coloro che vivono lo sport da prima donna, ad andare almeno una volta nella vita a vedere come si vive in quei posti».

Cosa ha trovato?

«Miseria è una parola quasi riduttiva. Là, soprattutto i bambini che sono sempre la parte più debole della catena, non hanno nulla. Spesso sono abbandonati a se stessi e vivono come randagi. Per questo Comuni come Casalgrande, ogni anno sostengono le missioni che in quella zona sono davvero delle oasi di felicità».

Suo fratello?

«Enzo che ha 72 anni, vive là da circa venti. È stato mandato dal Centro Missionario di Reggio per il progetto “Nao se mas quero”, si è sposato e, tutto sommato, vive bene. Aiuta tanta gente».

Cosa avete fatto?

«Le cose più semplici. Abbiamo dapprima diviso le età, realizzando vere e proprie categorie, anche per le bambine. A quel punto, forniti di divise, abbiamo approntato un planning per gli allenamenti e, quando si riusciva, la partitella al sabato. Abbiamo anche affrontato la tecnica calcistica e la tattica. Così mi sono trovato a fare il magazziniere, il direttore sportivo, l’allenatore e anche il preparatore atletico. Assieme a Josè, un amico che collabora con mio fratello».

A chi si è ispirato?

«Solo alla voglia di far felici questi ragazzi. Ci lamentiamo sempre di quanto non si faccia per gli altri, ma anche un pallone può essere utile a vivere meglio. Quando sono rientrato, i bambini hanno realizzato dei gagliardetti di legno incisi e colorati a mano. Li ho dati al sindaco, all’assessore Cassinadri ed al presidente del Casalgrande, Ivan Campioli. A loro sembrava di donare oro. E per me, valeva molto di più. Potessi andare spesso, sarei sempre in Brasile. Ma ci tornerò».

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