Gazzetta di Reggio

Reggio

«La mortalità più alta era alla Cemental»

di Serena Arbizzi
«La mortalità più alta era alla Cemental»

Presentato il dossier elaborato da Cgil e Afeva su 80 schede di lavoratori «L’azienda non rispettava gli standard, la più pericolosa della provincia»

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CORREGGIO. «La Cemental era l’azienda con la mortalità più alta del settore in tutta la provincia. La ditta, ad eccezione degli ultimi due anni di attività, non ha mai rispettato i parametri di sicurezza per i vari standard di lavorazione». Queste sono le rivelazioni choc di un dossier elaborato dal dipartimento ambiente e sicurezza di Cgil sulla base di un’ottantina di schede, raccolte dall’inizio dell’attività della Cemental, nel 1952, fino alla chiusura nel 1989. Un dossier che da ieri mattina è distribuito in 8mila copie alle famiglie correggesi, in vista del convegno d’importanza nazionale che si terrà martedì, dalle 14.30, al centro 25 aprile. Occasione in cui sarà possibile ascoltare tante testimonianze dirette di famigliari di vittime dell’amianto.

Nel frattempo, le conclusioni del dossier confermano uno scenario sconvolgente di stretto collegamento tra la lavorazione dell’amianto alla Cemental e le morti per mesotelioma. Queste conclusioni sono state illustrate ieri mattina da Ciro Maiocchi, responsabile della sezione ambiente e sicurezza di Reggio Emilia, da Andrea Caselli, di Cgil Emilia Romagna e presidente Afeva (Associazioni famigliari vittime dell’amianto) con Luca Marchesini della segreteria della Camera del lavoro.

«Sulle schede analizzate, sono stati riscontrati 31 tumori e 23 malattie “sentinella” di eventi più gravi raccolti solo nei nostri uffici e censito 44 decessi – conferma Ciro Maiocchi, commentando il dossier – Dati che costituiscono per noi un portato di gravità rilevante che non si può ignorare. Questa “portata di danni” pare essere superiore per incidenza alla media provinciale e regionale. Per quanto riguarda il tasso d’incidenza per 100mila abitanti Correggio spicca con il 6,1%, quasi il doppio rispetto al dato provinciale pari al 3,2% e al dato regionale del 3,7% (quest’ultimo riferito solo agli uomini). Esistono anche comuni dove sorgevano aziende del fibrocemento, in cui il tasso d’incidenza è ancora più alto, come Bagnolo, 9%,nonostante il numero di mesotelioma sia pari a 18 a Bagnolo, nettamente inferiore ai 32 casi di mesotelioma riscontrati a Correggio». Il dossier, ricco di tabelle e di dati, documenta che Cemental «era l’unica azienda del settore che per un certo periodo ha fatto la tornitura e il taglio dei tubi a secco, quando era prevista la lavorazione a umido – proseguono Maiocchi e Caselli –. Insieme a Eternit di Rubiera era l’azienda dove la molazzatura, una sorta di macinatura, era a cielo aperto fino al 1970 con livelli elevati di dispersione di fibre. È stato inoltre riscontrato che nel 1976 la Cemental superava di gran lunga i limiti di soglia indicati allora e la proprietà non ha mai voluto abbandonare l’utilizzo della crocidolite, ovvero l’amianto blu, il più pericoloso. Ha smesso soltanto nel 1987, un paio d’anni prima della chiusura dello stabilimento. Cemental ed Eternit sono le uniche aziende che hanno rinunciato alla riconversione produttiva con altro materiale. Il turn over, inoltre, era elevatissimo: oltre il 20% del personale veniva rinnovato attraverso contatti di formazione e lavoro. Si tratta – conferma il dossier illustrato dai sindacatisti – in prevalenza di asiatici di cui oggi nessuno ha più traccia». Come emerge dalle tabelle riportate nel dossier, poi, la Cemental presenta una mortalità osservata superiore alla mortalità attesa del 13,49%: vale a dire che il numero dei morti a causa dell’amianto ha superato abbondantemente le aspettative. «La Cemental era l’azienda con la mortalità più alta del settore a Reggio Emilia – sottolinea Caselli – Ci chiediamo allora se bastano due anni per cancellare le colpe e l’imperizia della famiglia Ponti, coinvolta attualmente in due processi, per cancellare ciò che non ha fatto nei 35 anni precedenti. La malattia, poi, nel caso Cemental colpisce con precocità: esiste, infatti, un’età media della diagnosi della malattia di 59,6 anni, mentre la media regionale è di 65 anni per il 75% dei casi».

Si congratula con Cgil e Afeva per il «concreto contributo alla sensibilizzazione del rischio amianto» anche Andrea Nanetti, figlio di Luciano, lavoratore Cemental deceduto a causa di mesotelioma. «I danni da amianto – ricorda Nanetti – sono destinati a toccare tante persone che nella "fabbrica della morte" non ci hanno mai messo piede».

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