Gazzetta di Reggio

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Reggiano fermato e poi rilasciato dal gip

di Leonardo Grilli e Tiziano Soresina
Reggiano fermato e poi rilasciato dal gip

Il camionista 47enne residente in provincia è indagato per un giro di estorsioni. La difesa: «Non c’è nulla contro di lui»

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REGGIO EMILIA. Dopo le indagini che hanno svelato le infiltrazioni ’ndranghetiste a Reggio Emilia, ora un’altra inchiesta antimafia dei carabinieri ha raggiunto il nostro territorio. L’operazione della Dda denominata “Onda d’urto” è diretta dalla procura della Repubblica di Catania e ha messo nel mirino un gruppo di persone dedite alle estorsioni con metodi mafiosi a Biancavilla, nel Catanese.

Con un bilancio di tutto rispetto: un arresto in flagranza di reato, sette fermi e quattro provvedimenti di custodia cautelare per soggetti già in carcere con l’accusa di estorsione continuata e aggravata dal metodo mafioso.

Fra i fermati – come riportato ieri mattina dall’Ansa – anche Alfio Ambrogio Monforte, camionista 47enne siciliano residente da dodici anni nel Reggiano. Un fermo avvenuto lunedì e dopo quattro giorni in cella l’autotrasportatore è stato scarcerato. Il gip Giovanni Ghini ha ritenuto che a carico di Monforte non vi siano elementi indiziari sufficienti per convalidare il fermo. Quindi il camionista rimane indagato ma a piede libero. L’avvocato difensore Andrea Davoli controbatte a quanto sostengono gli investigatori: «Non c’è nulla contro il mio assistito – rimarca il legale – che ha ben spiegato in udienza come abbia incontrato per caso la presunta persona offesa. E quest’ultima si è rivolta a lui per chiedergli aiuto. Ma poi non se n’è fatto nulla».

Tutto è cominciato proprio il giorno del fermo di Monforte, quando i carabinieri di Paternò (Catania) hanno arrestato in flagranza di reato il 23enne Fabio Amoroso, incensurato. L’arresto è arrivato al termine di una lunga indagine partita grazie alla collaborazione di un imprenditore di pompe funebri di Biancavilla, costretto da diversi anni a pagare ingenti somme di denaro a titolo di “protezione”. L’attività di estorsione sarebbe cominciata nel 2012 per poi aggravarsi con ulteriori vessazioni e continue richieste di denaro. Tutto è poi stato registrato grazie anche ad attività tecniche di intercettazioni ambientali e telefoniche, oltre a riprese video, che hanno permesso di ricostruire minuziosamente l’azione estorsiva e di evidenziare i ruoli e le dinamiche del clan biancavillese.

I provvedimenti cautelari emessi quindi hanno tenuto conto di una complessa attività d’indagine nei confronti di quelli che secondo l’accusa apparterrebbero al clan “Mazzaglia-Toscano-Tomasello”, attivo nel comune di Biancavilla (Catania) e considerato articolazione della potentissima famiglia catanese “Santapaola-Ercolano”.

Alla fine i fermati, oltre a Monforte, sono stati sette: Vincenzo Salvatore Panebianco di 26 anni, Vincenzo Monforte di 30 anni, Tino Caruso di 38 anni, Placido Merlo di 34 anni, Articò Antonino di 34 anni, Angelo Santi di 39 anni. Nei confronti di altri quattro soggetti è stata invece notificata un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per lo stesso reato: Giuseppe Amoroso di 44 anni, Gregorio Gangi di 27 anni, Massimo Merlo di 44 anni, Roberto Maglia di 29 anni.

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