Muore folgorato in una cabina elettrica
La vittima aveva 35 anni. Il corpo trovato dal figlio 14enne che era andato a cercare il padre insieme a un parente
BRESCELLO. Forse è morto durante la notte o forse all’alba. L’unica cosa certa, per ora, è che il suo corpo è stato ritrovato ieri mattina. Ad ucciderlo è stata una micidiale scarica elettrica, di quelle che non ti danno tempo nemmeno di capire che cosa sta accadendo.
La vittima si chiamava Luigi Romano, un giovane padre di 35 anni, originario di Nola, in Campania, ma abitante con la famiglia a Lentigione di Brescello.
Romano è stato trovato folgorato nella cabina elettrica dell’Harvest Hotel di Correggioverde, frazione di Dosolo (Mantova), una grande e fatiscente cattedrale nel deserto, perché mai utilizzata e lasciata alle intemperie e al saccheggio. L’hotel si trova lungo la strada provinciale 50, sul versante sinistro del Po, appena al di là del ponte che collega Guastalla alla sponda mantovana. Inutile ogni tentativo di soccorso: l’uomo aveva ricevuto una scarica da 15mila volt.
Come la tragedia si sia consumata è difficile dirlo. Le indagini sono affidate ai carabinieri di Viadana e Sabbioneta; spetterà a loro tentare di ricostruire i fatti. Siamo nel campo delle ipotesi: forse Romano ha toccato i fili che collegano la cabina alla linea ad alta tensione credendo che non fossero sotto tensione, visto che l’albergo è abbandonato. Ma così non era, e ci deve essere stata una grossa fiammata, che però nessuno sembra aver visto, che ha fatto sbalzare il corpo del 35enne.
È probabile infatti che il giovane fosse solo. Al momento non sembra infatti che i carabinieri abbiano trovato elementi utili a dire che fosse in compagnia di qualcuno.
E c’è un aspetto ancora più angosciante in questa tragica storia: preoccupata perché non rispondeva al telefono cellulare nonostante le ripetute chiamate, la moglie ieri mattina ha deciso di iniziare le ricerche. E per primo si è mosso un parente assieme al figlio più grande di Romano. Una ricerca che si è fatta via via sempre più preoccupata, allargata alla zona del grande fiume, lungo gli argini, lungo le strade immerse nella nebbia che da giorni rende tutto indefinito, a tratti soffocante. Le ricerche si sono spostate poi sull’altra sponda del Po, in territorio mantovano. E infine, ormai col cuore in gola, i famigliari hanno visto la sua automobile parcheggiata a poca distanza dallo scheletro dell’hotel Harvest. La vettura era regolarmente chiusa a chiave, ma intorno non c’era nessuno, e la nebbia non aiutava a vedere molto lontano.
Il destino ha voluto che fosse proprio il figlio quattordicenne a trovare il corpo del padre: era dentro quella maledetta cabina elettrica. Un attimo di smarrimento, poi la disperazione ha preso il sopravvento. Ma per fortuna, o forse intuendo il pericolo, nessuno dei famigliari della vittima ha toccato niente; nessuno ha sfiorato quei fili apparentemente innocui ma capaci di dare la morte in frazioni di secondo. Che fare? Come avvicinarsi a quel povero corpo? Preso il cellulare, hanno subito chiamato il centralino dei vigili del fuoco.
Poco dopo è arrivata sul posto una squadra: i pompieri hanno quindi provveduto a disattivare l’alimentazione elettrica. E così, solo dopo aver messo in condizioni di sicurezza la cabina elettrica, è stato possibile rimuovere il cadavere dell’uomo, che presentava segni di ustioni a causa della forte scossa ricevuta.
Poco dopo all’hotel di Correggioverde è arrivata la moglie dello sfortunato giovane, assieme alla sorella e ad altri famigliari. E la disperazione si è fatta ancora più forte e lacerante.
La salma è stata quindi trasportata nelle camere mortuarie dell’ospedale Oglio Po di Vicomoscano, in attesa delle decisioni del magistrato della Procura di Mantova.
Cinque anni fa, a Pegognaga, si era verificato un episodio analogo a quello di Luigi Romano. In quel caso a morire fu un ragazzo di 27 anni, si chiamava Fabrizio Amato, ucciso da una scarica da 18mila volt.
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